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Autismo e disturbi visivi

I bambini autistici mostrano sintomi e bisogni assai diversi tra loro tra i quali i problemi alla vista occupano un posto significativo. Una particolare attenzione alla visione può aiutarli a circoscrivere i loro disagi.

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Autismo e disturbi visivi

Disturbi dello sviluppo

L’autismo è un disturbo pervasivo dello sviluppo (DPS), cioè un disordine caratterizzato da difficoltà d’interazione sociale e di comunicazione, in aggiunta a un comportamento ripetitivo che ostacola la normale crescita del bambino.

Si manifesta durante i primi anni di vita per ragioni ancora poco note e può essere associato a problemi neurologici, come l’epilessia, la cecità o la sordità, ma anche a problemi psichiatrici. Spesso viene utilizzata la definizione “spettro dei disturbi autistici” per indicare l’estrema variabilità dei sintomi a seconda dell’individuo.

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Incidenza dello spettro autistico e possibili sintomi comportamentali

Si calcola che nel mondo circa 4-6 bambini su 1000 siano affetti da un disturbo dello spettro autistico, con una percentuale di 3-4 volte superiore nei maschi.

In genere si manifesta prima dei tre anni con isolamento sociale, difetti del linguaggio, ripetizione instancabile di parole, movimenti o giochi, oscillazione del corpo o delle mani, difficoltà a gestire le proprie emozioni e reazioni inadatte al contesto.

Uno dei sintomi più evidenti coinvolge gli occhi. I bambini autistici manifestano infatti uno scarso contatto oculare, in altre parole il loro sguardo non è diretto e spesso mettono a fuoco aldilà dell’interlocutore.

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Autismo e disabilità visiva

La visione è la capacità del cervello di organizzare e interpretare le informazioni percepite attraverso la vista.

Come la capacità motoria e il linguaggio, essa si sviluppa attraverso un processo che richiede alcuni anni di “perfezionamento” e una varietà di esperienze. Se durante questa fase si verificano traumi fisici o emotivi, difetti della vista non diagnosticati, mancanza di stimoli adeguati, il processo si interrompe e si possono manifestare disfunzioni della visione tali da influenzare il comportamento e le prestazioni generali dell’individuo.

Tutto ciò può colpire qualunque persona, ma è ovvio come possa aggravare notevolmente i disagi di una persona già affetta da un disturbo dello spettro autistico.

Per questo sono necessarie precoci e periodiche visite specialistiche che valutino da un lato la salute oculare, l’acuità visiva e lo stato refrattivo, dall’altro le abilità oculomotorie (accomodamento e interazione bioculare) e, soprattutto, le funzioni visuo-percettive e visuo-spaziali. Le prime consentono di interagire opportunamente con la realtà circostante, le seconde aiutano a percepire le relazioni spaziali tra gli oggetti e il rapporto tra l’individuo e l’oggetto.

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Il futuro delle cure in un test dello sguardo

Se curati tempestivamente con speciali programmi psicopedagogici, i bambini autistici mostrano segni di miglioramento nei comportamenti e nel linguaggio, con una crescita considerevole del quoziente intellettivo; ciò significa che, da adulti, possono condurre una vita normale, pur continuando ad avere bisogno di un sostegno.

La precocità della diagnosi è dunque un aspetto fondamentale perché si possa intervenire il prima possibile su alcuni processi di sviluppo. Per questo assume particolare importanza uno studio coordinato dall’Università di Trento e pubblicato nel 2016 su Scientific Reports, secondo il quale l’autismo potrebbe essere identificato mediante un’analisi degli occhi del neonato tra i 6 e i 10 giorni dalla nascita.

I ricercatori italiani hanno confrontato le reazioni a determinati “stimoli sociali” – come la vista di un volto o il movimento di una mano – di alcuni neonati ad alto rischio di autismo (tutti avevano fratelli maggiori con autismo) con quelle di neonati a basso rischio e hanno notato che i primi erano meno attratti dagli stimoli e perdevano subito attenzione a essi.

I ricercatori stanno continuando a monitorare i bambini per cogliere entro i primi due anni di vita altri eventuali segnali e diagnosticare l’autismo in anticipo rispetto a quanto viene fatto sinora.

Se questo avverrà, sarà possibile migliorare notevolmente la qualità della vita dei bambini autistici e delle loro famiglie.



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