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Non vedenti e sport: il dispositivo ​Waybration

Un dispositivo che consente a ciechi e ipovedenti di praticare il windsurf, la vela, la canoa senza accompagnatore. Si chiama ​Waybration​ e utilizza un software per pianificare i percorsi su pc e smartphone.

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Non vedenti e sport: il dispositivo ​Waybration

Praticare uno sport è importante, fin dalla giovane età, perché concorre alla formazione psicofisica dell’individuo. Questo è ancora più vero per chi soffre di una disabilità, perché le attività motorie consentono al disabile di conoscere fino in fondo la propria situazione e le proprie difficoltà, e di confrontarsi con lo spazio circostante e con gli altri. Al tempo stesso, la partecipazione del disabile a un’attività sportiva induce nei normodotati una considerazione corretta dell’handicap, libera da pietismi, contribuendo a creare un rapporto biunivoco di stima e fiducia.

Secondo Giulio Nardone, presidente dell’ADV (Associazione Disabili Visivi), nel caso dei non vedenti lo sport, oltre a ovviare agli inconvenienti di una vita troppo sedentaria, combatte tre comportamenti dannosi; il cosiddetto “ciechismo di relazione, che si esprime con quell’atteggiamento di diffidenza, talora di chiusura, verso i soggetti vedenti, o, comunque, con la timidezza o la scontrosità proprie di molti non vedenti”, il “ciechismo spaziale, tradotto spesso nel rifiuto di acquisire capacità di muoversi all’esterno in autonomia” e il “ciechismo  psicologico, che si traduce in uno spiccato senso di insicurezza, sfiducia e scoraggiamento, con la conseguente tendenza all’inazione e alla  passività”.

Waybration, la tecnologia per vivere lo sport

Un messaggio come quello appena citato è giunto forte e chiaro a due ricercatori del CNR di Bari, Roberto Colella e Antonio Petitti, supportati dal campione italiano di paratriathlon Matteo Fanchini, i quali hanno progettato un device, chiamato Waybration, che consente a non vedenti o ipovedenti di praticare sport di navigazione, come la canoa, il sup (stand-up paddle), il windsurf e la vela, senza bisogno di un accompagnatore.

Il dispositivo, presentato lo scorso dicembre a Maker Faire 2017, la kermesse degli artigiani digitali, è composto da una centralina di controllo per il volo (usata comunemente nell’ambito della robotica), dotata di tre strumenti fondamentali:

  1. magnetometro (che misura direzione e intensità dei campi magnetici: anche gli smartphone ne sono dotati);
  2. imu (unità di misura inerziale);
  3. gps (sistema di posizionamento satellitare che permette di conoscere la posizione del soggetto in qualunque momento).

A questi si aggiungono due cavigliere vibranti, connesse alla centralina tramite moduli di trasmissione radio. Il sistema, infine, si appoggia a un software, da installare su pc o smartphone, che pianifica il percorso dell’atleta.

Come funziona Waybration

Lo sportivo non vedente, o ipovedente, in piena autonomia, può selezionare il proprio percorso di allenamento, individuando – grazie al software – dei waypoint, cioè delle coordinate geografiche o, se preferite, dei punti di riferimento spaziali. Il dispositivo attiva le cavigliere le quali, vibrando, indicano la direzione verso la quale l’atleta deve dirigersi per rispettare il proprio percorso. Ovviamente, questo processo d’identificazione delle coordinate può essere applicato non solo nel training, ma anche in una gara vera e propria, o in una regata.

Waybration è stato tra i finalisti di #MAKEtoCARE 2017, un contest nato nel 2016 per valorizzare progetti innovativi e soluzioni high-tech, destinati al miglioramento concreto della vita per chi ha una disabilità. Per i suoi creatori, il prossimo passo è lo studio di una “versione” per bambini, che consenta di organizzare una regata, destinata specificatamente a piccoli atleti non vedenti.



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