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Storie &
Visioni

Piccole storie di personaggi che sono diventati grandi.
Anche grazie ai loro occhiali.

Sherman e Mr Peabody: una coppia d’improbabili amici occhialuti

Sherman e Mr Peabody, in effetti, vivono in simbiosi. E se non fosse per la differenza di razza - il primo è un bambino, il secondo è un cane – è indubbio che si somiglino parecchio. A partire dagli occhiali, che entrambi portano grandi, tondi e con la montatura nera, un po’ da secchione. Mr Peabody, peraltro, è davvero studiosissimo: anzi, è uno scienziato che ha conquistato tutti i premi possibili (Nobel compreso) e che, per combattere la solitudine, un giorno ha deciso di adottare un neonato - Peabody, appunto - per la cui educazione ha costruito una macchina del tempo; con questa Mr Peabody porta il figlio adottivo a passeggio per la storia, facendogli incontrare vis-à-vis i grandi personaggi del passato.   sherman e mr peabody   I bambini che hanno amato il film del 2014 (Mr. Peabody & Sherman) – e la serie Netflix trasmessa dall’anno successivo – forse non sanno che la vicenda si basa su una produzione anni ‘60, cui si deve l’originalità – per i tempi attuali - di questo cartone “vecchio stampo”, che ancora diverte “insegnando”, come nessuno fa più.

gulliver

Quegli occhiali che a Gulliver salvarono la vista

Ancora oggi ci si può divertire, e molto, leggendo I viaggi di Gulliver, il capolavoro di Jonathan Swift pubblicato nel lontano 1726. Attraverso le disavventure del protagonista, infatti, sono messe alla berlina debolezze e follie tipiche dell’animo umano. Una satira di costume attualissima e una storia appassionante adatta sia ai grandi che ai piccini.

Imbarcatosi come medico di bordo, Lemuel Gulliver si trova a visitare popolazioni fantastiche su isole immaginarie. La sua avventura più nota è quella tra i lillipuziani, minuscoli ometti, alti appena 15 centimetri. Gli abitanti di Lilliput accolgono il gigantesco naufrago con una certa diffidenza, ma in breve ne diventano amici e capiscono che può rivelarsi un arma micidiale contro i loro acerrimi nemici i Blefuschi. Questi ultimi sono colpevoli di aprire le uova in modo opposto a quello dei vicini lillipuziani. Dopo poco però, un’altra questione della massima importanza (meglio i tacchi alti o quelli bassi?) metterà Gulliver in cattiva luce costringendolo a fuggire dall’isola, sotto il tiro delle micidiali freccette scagliate dai piccoli abitanti del regno di Lilliput. La preoccupazione maggiore del gigante è quella di proteggere gli occhi, ma per fortuna, dice: “Vi ricordate di quel paio d’occhiali che in un riservato borsellino sottrassi alle indagini dei commissari imperiali ? Questi occhiali erano con me; me li legai al naso alla meglio, e grazie a loro, continuai coraggiosamente nella mia faccenda a malgrado delle frecce nemiche, molte delle quali percuotevano le lenti degli stessi.” Un uso decisamente insolito per un paio di occhiali!

Gosling

Lo stile geek chic di Ryan Gosling

Se digitate il suo nome di battesimo su Google, appare subito dopo Ryanair, la discussa compagnia low cost diventata nel 2016 il primo vettore in Europa. Anche questo può dare la misura della popolarità di Ryan Gosling, meritata, a nostro avviso. Il suo talento d’attore è indiscutibile, così come il suo fascino discreto e il suo stile definito “geek chic.

Chi è un geek chic? Un malato di tecnologia, assai simile a un nerd, che però non disdegna la vita sociale, con un moderato interesse alle tendenze della moda, reinterpretate in stile retrò; il suo look ruota attorno a un accessorio ritenuto indispensabile per questa tendenza: gli occhiali. Quelli da vista di Gosling hanno la montatura grande e spessa di colore nero, perfetta per il suo viso triangolare.

Iris Apfel

Iris Apfel: moda e stile senza regole (a 96 anni!)

Iris Barrel – Apfel da sposata – porta con un brio senza eguali i suoi gloriosi 96 anni, passati in gran parte nel mondo della moda. Dal 1950 al 1992 ha, infatti, diretto insieme al marito Carl l’azienda di tessuti Old World Weavers, che soprattutto riproduceva trame tessili del passato, dal XVII al XX secolo, e che divenne famosa nel settore per aver arredato la Casa Bianca di numerosi presidenti, da Eisenhower a Kennedy, da Jimmy Carter a Bill Clinton. Newyorkese del Queens, collezionista, arredatrice e di recente anche testimonial di un’automobile europea, ha quasi 200.000 follower su Instagram ed è considerata un’icona nel mondo della moda, anche se lei preferisce definirsi “una starlet geriatrica”. Sostiene che nella vita è meglio investire in accessori, piuttosto che in abiti. “Puoi andare in ufficio e poi uscire a cena e persino andare a una serata di gala con gli stessi abiti, cambiando semplicemente gli accessori” – ha sostenuto in un’intervista. Forse anche per questo il suo stile è l’opposto del minimalismo: collane e bracciali appariscenti, foulard vistosi, rossetto rosso fuoco. E, soprattutto, occhiali tondi dalla montatura nera e di taglia extralarge, che ricordano vagamente nella forma quelli di Barbie Malibù – un’altra icona dopo tutto - e che ormai sono diventati la sua firma.

Peggy Guggenheim

Peggy Guggenheim e la sua mania per gli occhiali

Peggy Guggenheim, la più stravagante collezionista d’arte del Novecento amava vestirsi in modo eccentrico. E i suoi accessori non facevano eccezione. All’inaugurazione della museo veneziano che porta il suo nome, indossava un orecchino di Tanguy e uno di Calder per dimostrare “la mia imparzialità” - sosteneva – “tra l’arte surrealista e quella astratta”. Anche le montature degli occhiali erano una sua mania. Nell’estate degli anni Cinquanta indossò per la prima volta un modello “a farfalla” creato per lei dallo scultore americano Edward Melcarth e diventato presto simbolo del suo stile e della sua forza di carattere.

Magoo

Mr. Magoo il più simpatico miope dei cartoni

Nacque da una scissione dolorosa tra un gruppo di disegnatori e la loro ex azienda - la Walt Disney - e fu il simbolo di una satira serissima contro una repressione politica che negli anni ’50 mise in crisi la democrazia americana - il maccartismo - eppure Mr Magoo ha fatto ridere di cuore generazioni di spettatori. La comicità nasce dal fatto che egli non vede – letteralmente – aldilà del proprio naso. È, infatti, molto miope e perciò rischia la vita a ogni piè sospinto. Gira per le strade senza avere la più pallida idea di che cosa gli succeda attorno, sempre baldanzoso e sicuro di sé. Sale su ponteggi sospesi, pensando di essere in ascensore, cammina sul nastro trasportatore di una catena di montaggio, credendo sia un tapis roulant, e mette il guinzaglio al collo di una pantera, convinto si tratti del suo cane Ciccio. Inutile dire che non gli succede mai niente e che da ogni incidente a lieto fine, di cui Magoo peraltro ignora la gravità, nasce una nuova situazione di pericolo e di risata. Ovviamente è certo di vederci benissimo e di non avere bisogno di nulla e di nessuno, tantomeno di un paio d’occhiali. Da vedere senz’altro (trovate su Youtube decine di episodi in italiano), ma da non imitare.

Bono

Dietro gli occhiali scuri di Bono Vox

Il rapporto strettissimo tra musica rock e occhiali non l’ha inventato lui, ma ugualmente l’immagine di Bono, leader e cantante degli U2, è legata agli occhiali in modo stabile e indissolubile per diverse ragioni. Durante una tournée del 1997, per esempio, salì sul palco indossando una montatura nera con una mini telecamera applicata sull’astina, che inquadrava tutto ciò che l’artista stava guardando e ne proiettava le immagini in tempo reale su un mega schermo. Per la prima volta tante persone contemporaneamente condividevano lo “sguardo” di un unico soggetto. Performance artistiche a parte, Bono ha sempre indossato modelli di occhiali particolarmente glamour, realizzati appositamente per lui da stilisti internazionali e lui stesso arrivò a regalarne un paio a papa Wojtyla. L’abitudine a indossare gli occhiali da sole anche al chiuso, però, non è per lui un vezzo, bensì una necessità. Come ha, infatti, rivelato qualche anno fa ai media, soffre da circa vent’anni di glaucoma: una malattia caratterizzata da un aumento di pressione all’interno dell’occhio, che provoca la degenerazione del nervo ottico e può portare, se non curato, alla cecità. Il glaucoma rende l’occhio particolarmente sensibile, da qui l’esigenza di lenti colorate in qualunque situazione.

Lina Wertmüller

Le stravaganze di Lina Wertmüller (a partire dagli occhiali)  

Pare che un giorno a chi le chiedeva conto dei suoi famosi occhiali bianchi, Lina Wertmüller abbia risposto che ne aveva acquistati cinquemila, perché avevano “un’aria estiva”. Da quel momento diventarono un suo segno distintivo, insieme alla lunghezza dei titoli di molti dei suoi film, come: Mimì metallurgico ferito nell’onoreTravolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto o La fine del mondo nel nostro solito letto in un notte piena di pioggia. Quest’altra stravaganza sarebbe stata ispirata dalla sfilza di nomi e cognomi che Lina si porta dietro: Angelica Felice Assunta Wertmüller von Elgg Spanol von Branich, sposata Job. La sua è stata una carriera straordinaria, con preziose nomination ai premi internazionali più famosi come l’Oscar, l’Orso d’Oro, la Palma d’Oro e il Golden Globe. È stata anche aiuto regista di Federico Fellini nel 1963 in quella pellicola straordinaria – e piena di occhiali – che è Otto e mezzo, ritenuto da molti uno dei più grandi film nella storia del cinema.

Super Pippo

Il segreto della mitica vista di Super Pippo

Ha passato i cinquant'anni, Super Pippo, ma non li dimostra. Dal 1965, anno della sua “nascita”, indossa un mantello blu annodato al collo e una calzamaglia rossa piuttosto spelacchiata che più che ricordare la tuta aderente di Superman, cui ovviamente s’ispira, sembra un pigiama da bambini per i mesi freddi. Dopo la trasformazione in supereroe, il suo quoziente intellettivo rimane quello di Pippo - per questo è tanto simpatico -, in compenso acquista una super forza, un super udito, un super olfatto e, va da sé, una super vista: a raggi X, microscopica e telescopica. In più, può seguire le trasmissioni televisive (e supponiamo, oggigiorno, anche quelle via internet) senza bisogno di alcun apparecchio. A che cosa deve tutto questo? A un frutto particolare che cresce nel suo giardino: le arachidi. Forse gli autori della Disney già sapevano che, le arachidi contengono 10 mg di vitamina E ogni 100 gr e che la loro assunzione giornaliera aiuta a proteggere capillari sanguigni e retina, contrastando, tra l’altro, le malattie cardiovascolari. Mangiamole anche noi, allora: non avremo la super vista, ma gli effetti non saranno comunque niente male.

Top Gun: quando gli occhiali volano ad alta quota

È il film che ha lanciato Tom Cruise, il giovane aviatore dallo sguardo d’acciaio. Prima di essere associato in modo inequivocabile al film di Tony Scott del 1986, il termine top gun indicava semplicemente aereo da combattimento e, per estensione, pilota di caccia. Un mondo, quello dell’aviazione, da sempre legato agli occhiali Ray-ban, lanciati negli anni Trenta dalla Bausch & Lomb, fabbrica americana di lenti, il cui modello “Aviator” fu progettato proprio per proteggere gli occhi dei piloti dell’aeronautica militare che volavano ad alta quota. Ricordiamo per inciso che il termine ray-ban significa proprio para-raggio: le particolari lenti verdi a goccia hanno una speciale curvatura, in grado di assorbire anche i raggi più fastidiosi. Nel film un giovanissimo Tom Cruise - così come il suo amico e co-pilota, Anthony Edwards, e l’antagonista Val Kilmer - indossa i mitici Aviator in qualsiasi situazione: mentre sale sull’aereo, mentre sfreccia sulla sua moto (una Kawasaki GPZ900R, anch’essa divenuta un oggetto cult), mentre gioca a pallavolo e via dicendo. Nel 2018 inizieranno le riprese dell’atteso sequel, Top Gun Maverick, che avrà ancora come protagonista Tom Cruise. L’atmosfera, assicurano, sarà la stessa del primo film e gli occhiali? Lo sapremo prestissimo.

San Girolamo

San Girolamo, un santo con gli occhiali

In un quadro del Ghirlandaio del 1480, accanto alla postazione del santo, compaiono degli occhiali. Invocato dai deboli di vista insieme a Santa Lucia, San Luigi dei Francesi e San Tommaso Apostolo, San Girolamo visse tra il IV e il V secolo dopo Cristo, in un’epoca che non conosceva gli occhiali. Eppure il Ghirlandaio, nel 1480, lo ritrae al suo scrittoio di accanito studioso con accanto un paio di lenti da vista. Luca di Leida nel 1518 e Lionello Spada nel 1613, gliele appoggiano addirittura sul naso. Le spiegazioni di questa scelta possono essere diverse. Innanzitutto nel XV secolo Firenze, dove opera il Ghirlandaio, era una sorta di hub dell’ottica contemporanea e gli eruditi con gli occhiali erano di certo numerosi. In più, i ritratti del tempo venivano spesso arricchiti di oggetti simbolici, che sottolineavano una qualità del personaggio o un aspetto della sua vita e della sua professione. In questo caso, forse, quegli occhiali anacronistici (che non compaiono nei ritratti dedicati a San Gerolamo da altri artisti) alludono allo sguardo acuto del santo, alla sua capacità di distinguere tra il necessario e il superfluo, alla sua figura di uomo di cultura: in una parola, alla sua saggezza. E a questa, in qualche modo, rendono omaggio.

Nerd

Nerd alla conquista del mondo

Nella seconda parte della sua vita Steve Jobs li portava tondi e privi di montatura. Bill Gates, invece, li ha sempre preferiti grandi, con lenti squadrate e montatura nera. Modelli e stili di occhiale diversi solo in apparenza, in realtà simbolo, entrambi, di un look da secchioni che non si curano dell’aspetto esteriore, non per tendenza ascetica, ma perché hanno altro da fare. I “nerd” come Bill e Steve sono assorbiti da una passione totalizzante per studi elitari e tecnicamente sofisticati che, in altri secoli e contesti, li avrebbero isolati in un laboratorio sperduto o in una biblioteca polverosa.

Gangster

Scopri gli occhiali da gangster degli anni Ottanta

Il cinema d’oltreoceano ci ha insegnato che i gangster italo-americani degli anni del proibizionismo indossavano occhiali scuri con lenti fumé, un po’ per nascondere la faccia, un po’ per sfuggire agli sbirri, un po’ per incutere timore. Quando Oliver Stone scrive la scenografia di Scarface - film di Brian De Palma del 1983 e remake dell’omonimo poliziesco datato 1932 - non può che ispirarsi a quella iconografia. Forse anche per questo lo sfregiato Tony Montana della “nuova” pellicola - un impareggiabile Al Pacino - animato dalla stessa bramosia di potere autodistruttiva del suo predecessore, indossa spesso un paio di lenti da sole con lenti a fumé, proprio come i gangster degli anni Trenta.

Sherlock Holmes

La storia della lente d’ingrandimento di Sherlock Holmes

Sherlock Holmes è il personaggio più rappresentato nella storia del cinema, con oltre 200 film e diverse serie televisive. Quando pensano a lui, i più giovani tra noi vedono l’aitante eroe impersonato da Robert Downey Jr. dei film di Guy Ritchie o quello televisivo di Benedict Cumberbatch. Figure geniali come il loro capostipite, nato dalla penna di Arthur Conan Doyle, ma privi di pipa e della grande lente rotonda, due oggetti imprescindibili nell’iconografia del personaggio originale. Se la pipa “funge da consigliera nei momenti difficili”, quando Holmes deduce “avvolto in dense spirali di fumo azzurrognolo”, la lente gli consente di vedere “quel che gli altri si lasciano sfuggire” e di cogliere “l’importanza delle maniche, la suggestività delle unghie dei pollici o i grandi risultati che si possono ottenere da una stringa di scarpa”. Senza quella lente convessa che consente di osservare un oggetto da una distanza ridotta facendolo apparire più grande di quanto non sia in realtà, Holmes non sarebbe forse diventato il più grande detective della letteratura mondiale.

La dolce vita

Mastroianni, La dolce vita e gli occhiali da sole

Al cinema, nel lontano 1960, Federico Fellini fu il primo a mettere ai suoi personaggi gli occhiali da sole in piena notte: accadde ne La dolce vita, un capolavoro che fece scandalo e contribuì a trasformare un accessorio in un simbolo della moda e del costume. L’anno successivo Mastroianni, protagonista maschile della pellicola felliniana, girò con Vittorio De Sica Divorzio all’italiana, altra pietra miliare della storia del cinema italiano, vincitore al Festival di Cannes 1962 nella categoria ”commedia” e di un Oscar per la migliore sceneggiatura originale. I “Persol 649” indossati dal mitico Marcello in quel film su due famosi baffetti “alla siciliana” divennero presto un’icona di stile imperitura.

Edgar Davids

Edgar Davids: in nazionale con gli occhiali

Colpito da glaucoma nel 1999 e sottoposto a operazione, Edgar Davids, allora centrocampista juventino, scese in campo dopo l’intervento con un paio di occhiali avvolgenti, dotati di particolari rinforzi e sistema di aerazione. Pensava si trattasse di una “protesi” momentanea, da usare nel periodo di convalescenza; invece gli fu detto che, in caso di contrasto di gioco, avrebbe potuto perdere la funzionalità dell’occhio. Da quel momento non smise più di portarli e i modelli da lui indossati divennero un segno riconoscibile del calciatore, come le sue treccine rasta, e un’icona di stile.

Amsterdam

Ad Amsterdam esiste un museo degli occhiali

Le “nove strade” che attraversano il Grachtengordel, la cintura di canali che circonda il centro di Amsterdam, sono tra le migliori vie dello shopping della città. I negozi che qui hanno preso il posto delle antiche concerie vendono di tutto, dalla cioccolata agli spazzolini da denti artigianali, in un tripudio di creatività e design molto “olandese”. Non poteva trovare collocazione migliore il museo degli occhiali di Amsterdam: 700 anni di moda, arte e cultura, voluto da un collezionista privato, con annesso negozio di modelli vintage, vero paradiso per gli appassionati. La visita al museo è gratuita, ma non riuscirete ad uscire da lì senza un paio d’occhiali in più.

Matrix

Morpheus di Matrix

Il successo planetario di un vero blockbuster – specie se d’ambientazione storica o fantasy - è spesso da attribuire ai suoi costumisti. Non ne siete convinti? Provate a pensare a un film dal costume design minimalista, almeno in apparenza, come Matrix? Sarebbe diventato un cult senza il cappottone nero e gli occhiali allungati di Keanu Reeves-Neo, o senza quelli tondi di Laurence Fishburne-Morpheus? Probabilmente no, perché se l’avvenenza e la presenza scenica dei due attori sono innegabili, senza quel look forse non ne sarebbe rimasta traccia.

occhiali da sole più cari

Gli occhiali da sole più cari del mondo

Questa volta la società svizzera del lusso Chopard e De Rigo, leader mondiale nella produzione e nella distribuzione di occhiali high-end di alta qualità, hanno battuto tutti i record. Da sempre specializzati nella realizzazione di modelli di occhiali da sole più cari e stravaganti al mondo, nel 2017 hanno presentato uno sbalorditivo paio di occhiali per signora in oro 24 carati e con 51 brillanti river da 4 carati ciascuno, che incorniciano, sulle tempie, la C del logo, mentre un'altra manciata decora il nasello. Il prezzo? US$408.000 (più o meno €355.000). Un affare!

ribes

Ribes e kiwi per la vista

Sì, perché ribes e kiwi sono fondamentali per il nostro benessere. Gli antiossidanti aiutano a ristabilire l’equilibrio chimico delle nostre cellule fornendo ai radicali liberi gli elettroni di cui sono privi. I radicali liberi sono responsabili dei processi degenerativi che attaccano quotidianamente il nostro organismo, il quale si difende dotandosi di propri sistemi antiossidanti. Superata una certa soglia, però, è necessario sopperire con un apporto esterno, che deve provenire in gran parte dall’alimentazione.

woody allen

Woody Allen e i suoi occhiali

Sembra “nato” con gli occhiali Woody Allen. Lo s’immagina un liceale timido, magrolino e un po’ secchione, una specie di nerd ante litteram. In realtà Woody ha inforcato il suo primo paio di occhiali a vent’anni. E non li ha più tolti. Né lui né i suoi personaggi, diventati icone cinematografiche anche grazie a quelle montature larghe e spesse, in alcuni casi del tutto anacronistiche o surreali. Ricordate gli occhiali di Boris, il soldato di Amore e guerra, ambientato in età napoleonica? E quelli dello spermatozoo paracadutista di Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso (ma non avete mai osato chiedere)? Appunto. Chi se li scorda più?

marilyn

A proposito di Marilyn

La modella Pola Debevoise, alias Marilyn Monroe, ha un obiettivo preciso: sposare un marito ricco. Per centrarlo non perde occasione di sfoggiare tutta la sua avvenenza, nascondendo quello che ritiene un “difetto” controproducente: la miopia. In pratica, si rifiuta di indossare gli occhiali in pubblico, specie se ci sono maschi in circolazione, commettendo una gaffe dietro l’altra per la delizia degli spettatori. Alla fine, però, convolerà a nozze per amore e non per soldi, con indosso un completo chiaro bordato di visone, un cappellino con veletta e un paio di occhiali con montatura a farfalla, che le stanno, ovviamente, benissimo.

kareem abdul jabbar

Kareem Abdul Jabbar, il campione NBA

Ha appena compiuto settant’anni Kareem Abdul Jabbar, leggendario pivot statunitense, vincitore di sei titoli nel massimo campionato americano. Di lui sono passati alla storia il famoso shyhook, il “gancio cielo” - ovvero un tiro in salto effettuato allungando verso l’alto il braccio che tiene il pallone - e gli occhiali a mascherina, che indossava sempre quando giocava, a causa di un danno alla retina, e che certo l’hanno aiutato a segnare il maggior numero di punti dell’intera storia dell’NBA.

blues brothers

Gli occhiali del Blues: i Blues Brothers

L’abbigliamento è inappuntabile, anche se un po’ sgualcito. Cravatta stretta e nera, completo e cappello dello stesso colore e, soprattutto, occhiali Ray-Ban modello “Wayfarer” che sottolineano con il loro rigore la nobiltà della missione da compiere, contribuendo così al look di due eroi anticonformisti, entrati subito nella storia e molto imitati. Anche così si costruisce un mito: i Blues Brothers.

Anne Hathaway

Dive di oggi con gli occhiali:Anne Hathaway

Gli occhiali da vista possono diventare un’arma di seduzione? La risposta è sì e ce la suggerisce la bellissima Anne Hathaway che, vestendo i suoi grandi occhiali quadrati dalla montatura importante, ci mostra quanto possa essere affascinante anche un “quattr’occhi”. L’attrice li ha addirittura sfoggiati con grande eleganza e orgoglio in diverse occasioni sul Red Carpet, abbinati a un look casual chic studiato a puntino.

Maurizio De Giovanni – I Guardiani

Maurizio De Giovanni è autore di racconti e opere teatrali, e abbiamo avuto il piacere di ascoltarlo durante il Salone del Libro di Torino. Ci ha parlato de I Guardiani, un thriller fantastico ambientato nella sua Napoli. Quando gli abbiamo chiesto cosa significa per lui Guardare Oltre, ci ha risposto così: “Immaginare è necessario, perché senza immaginare non si può inventare niente di nuovo. E per immaginare bisogna Guardare Oltre a tutto ciò che c’è attorno!"

Gaetano Savatteri – Non c’è più la Sicilia di una volta

Guardiamo oltre ai pregiudizi, quelli che abbiamo dentro di noi, ma anche ai luoghi comuni che alimentiamo. Guardiamo oltre a tutto ciò che ci appesantisce e ci lascia a terra. Questo è un modo per guardare in altre direzioni”. È la voce di Gaetano Savatteri, direttamente dai nostri “Incontri da autore” al Salone del Libro di Torino, dove ci ha parlato di Non c’è più la Sicilia di una volta, una guida alla scoperta della Sicilia oltre gli stereotipi.

Carmine Abate – La felicità dell’attesa

“Dove guardiamo? Guardiamo sicuramente oltre. Oltre le frontiere, oltre i muri!” sono le parole di Carmine Abate, che è stato nostro ospite, durante gli "Incontri d’autore", nello stand Salmoiraghi&Viganò al Salone del Libro di Torino. Autore di racconti, romanzi e poesie, il suo ultimo lavoro è “La felicità dell’attesa”, una storia di emigranti italiani in America, un viaggio difficile e sofferto ma colmo di possibilità.

Antonella Lattanzi – Una storia nera

In occasione della serie di micro eventi “Incontri d’autore”, all’interno del nostro stand durante il Salone del Libro di Torino, abbiamo avuto il piacere di ascoltare la scrittrice Antonella Lattanzi autrice di: “Una storia nera”. Un giallo, un noir italiano che è anche una storia d’amore imprevedibile e sorprendente. Cosa significa per Antonella guardare oltre? “Bisogna guardare oltre i confini, geopolitici e sentimentali, per trovare nuove storie, con nuove persone, e arricchirsi”.

Elton John e la sua stravagante mania per gli occhiali

Elton John è uno degli artisti più importanti e famosi del panorama britannico degli ultimi trent’anni. Il “baronetto” tanto amato anche dalla famiglia Reale, ha una vera e propria ossessione per gli occhiali da sole, tanto che, durante un tour in Brasile prenotò un'intera camera d’albergo per la sua collezione.

Dov’è Wally? Basta cercare gli occhiali!

Wally è il protagonista di una fortunata serie di libri per ragazzi che però ha appassionato anche milioni di adulti. Le sue immagini a doppia pagina sono avventure in cui il lettore deve misurarsi con una sfida “ottica” fatta di falsi indizi, stranezze visive e la necessità di un forte senso dell’orientamento che guida lo sguardo attraverso questi veri e propri formicai umani. Individuare i suoi inconfondibili occhiali tondi è un ottimo modo per trovarlo tra la folla.  

Occhiali tondi che hanno fatto la storia della musica e non solo

“Teashades” è il nome esatto degli iconici occhiali tondi di John Lennon, la cui origine risale agli anni ‘60 e che oggi si trovano nel Museo dei Beatles di Liverpool (oltre 300.000 visite l’anno). Altri fan di questi occhiali? Ebbene sì, da Gandhi a James Joyce, all’inquieta Janis Joplin, Ozzy Osbourne, fino al frontman degli Oasis Noel Gallagher, Steve Jobs e ai giovani artisti contemporanei: Miley Cyrus, Lady Gaga, Rihanna...

Occhiali da vista: la maschera perfetta per il supereroe in incognito?

Clark Kent è un uomo comune che fa un lavoro comune nella grande città di Metropolis. In realtà, Clark è un supereroe. Anzi, è IL supereroe: Superman, l’ultimo figlio di Krypton. Per nascondere la sua identità, inforca i suoi occhiali (che nelle prime storie erano ricavati dai frammenti di vetro del razzo che l’ha portato sulla Terra!) e indossa il costume sotto la camicia. Ma non è l’unico supereroe che si “nasconde” dietro a un paio di occhiali: Ciclope, Matt Murdock (Daredevil), Bruce Banner (Hulk), e spesso anche Peter Parker (Spiderman).

Oltre la protezione: gli occhiali da sole come espressione di personalità

Occhiali da sole per nascondersi, per aggiungere un tocco trendy sul volto, per tenere i capelli lontani dal viso senza mai essere indossati. Questi sono alcuni degli usi “impropri” degli occhiali da sole, nati in origine per proteggere la vista dei raggi potenzialmente dannosi del sole. Oggi sono un accessorio fondamentale del nostro look e la scelta del loro modello spesso dice tanto della nostra personalità. Dalle femme fatale con occhiali oversize, che nascondono per svelare, al tipo sportivo in ogni occasione con montature più aggressive e a specchio, a quelli colorati e dalle forme stravaganti dei trend setter. Alzi la mano chi non sceglie gli occhiali da sole anche per raccontare qualcosa di sé!

Harry Potter, il bambino occhialuto più magico al mondo

Ha insegnato a milioni di ragazzi in tutto il mondo che si può essere dei magici eroi anche con un difetto visivo e i suoi occhialoni tondi sono diventati un vero e proprio simbolo di riscatto sociale. Harry Potter, il famoso maghetto nato dalla penna di J.K. Rowling, è così celebre che ha trasformato la sua autrice nella donna più ricca del Regno Unito. Sì, persino più della Regina!

Lui e lei: gli occhiali più cool del cinema

Come non ricordare Audrey Hepburn, che dietro i suoi occhiali da sole osserva sognante la famosa gioielleria sulla Fifth Avenue in Colazione da Tiffany. La sua montatura oversize dal taglio a farfalla ha ispirato generazioni di donne in tutto il mondo. Per gli uomini invece, un modello iconico è sicuramente quello di Tom Cruise in Top Gun: un jet alle sue spalle, casco da pilota sotto braccio e un paio di Aviator super cool sugli occhi!



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