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Storie &
Visioni

Piccole storie di personaggi che sono diventati grandi.
Anche grazie ai loro occhiali.

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Gli occhi più belli del mondo sono di Harry Styles

Harry Styles, ex cantante dalla boy band degli One Direction, tra il 2017 e la prima metà del 2018 ha fatto di tutto per superare il ruolo consolidato di teen idol. Ha pubblicato un album da solista apprezzato dalla critica, ha recitato in Dunkirk di Christopher Nolan, uno dei film più interessanti del 2017, ha cercato di vivere con più riservatezza i molti flirt con bellissime ragazze-copertina. Eppure l’entusiasmo planetario e irrefrenabile generato dal suo sguardo dolce e magnetico non ha mostrato cedimenti. Complice forse la scienza, che di quegli occhi ha decretato “ufficialmente” la perfezione. Uno studio del Centre For Advanced Facial & Plastic Surgery di Londra ha, infatti, pubblicato uno studio secondo il quale gli occhi di Harry Styles sarebbero “i più belli del mondo”. E, può sembrare strano, ma tale giudizio non è dovuto allo straordinario colore acquamarina delle iridi, bensì a un fatto di proporzioni tra la lunghezza degli occhi e la distanza tra loro, misurate in base alla golden ratio, conosciuta anche come sezione aurea. Si tratta di una formula matematica inventata dagli antichi Greci per calcolare la simmetria di un volto e usata nella pittura e nella scultura per creare visi perfetti, anzi “divini”. Nello studio - che ha esaminato occhi, naso, sopracciglia, mento di tanti personaggi dello show business - Harry Styles si è trovato in ottima compagnia, basta pensare che l’uomo “simmetricamente” più bello di tutti è risultato George Clooney, seguito da Bradley Cooper e Brad Pitt. Francamente si fa fatica a non essere d’accordo.

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Gli “Heart Shaped Sunglasses” di Lolita sono tornati

Lolita prende il sole in bikini, con un grande cappello e occhiali da sole. Li toglie e guarda il professor Humbert Humbert, che da quel momento ne sarà ossessionato.  Nel poster del film che Stanley Kubrick ricavò nel 1962 dal capolavoro di Vladimir Nabokov, gli occhiali della ninfetta sono rossi e a forma di cuore, e sono tra i più famosi della storia del cinema. La pellicola è comunque popolata da diverse altre paia di lenti, lo stesso Kubrick indossava montature abbastanza vistose e pare che Nabokov nutrisse un certo interesse per questo accessorio, tanto da dare al protagonista di un altro suo libro, Fuoco pallido, il nome di Shade, singolare di shades, che nello slang americano significa appunto “occhiali da sole”. Gli Heart Shaped Sunglasses indossati da Lolita, dal canto loro, vivono oggi una seconda giovinezza. Un accessorio alla moda per teenager? Non solo: basta dare un’occhiata su Instagram alle influencer più seguite per capire quanto siano trendy. A tutte le età.

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Wim Wenders: guardare il mondo attraverso una lente

Wim Wenders, occhialuto regista tedesco, ha sempre avuto la passione per le immagini e nei suoi film ha spesso trasferito la propria personale riflessione sul loro significato, sulla civiltà che le ha rese protagoniste della vita contemporanea e sulla tecnologia. Wenders ha riempito le sue pellicole di occhiali e ha raccontato che da bambino fantasticava di uno scienziato capace di ridare la vista ai ciechi. Forse a questo ricordo è ispirata la trama di Fino alla fine del mondo, del 1991, nel quale uno dei personaggi registra immagini di persone care per un non vedente. Per quel film Wenders chiese allo stilista Alain Mikli di realizzare otto paia di occhiali speciali per gli attori Jeanne Moreau, Solveig Dommartin e Max von Sydow. Nel 2015 poi girò e interpretò a Cinecittà un cortometraggio, ricco di riferimenti estetici a La Dolce vita, per lanciare la nuova versione dei Persol Cellor. Per la campagna pubblicitaria di quella collezione è stato anche protagonista di tre immagini, sempre ambientate nei leggendari studi romani e realizzate dal fotografo britannico Tom Craig. In cover Wim Wenders. Via Wikimedia

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Marty Feldman: gli occhi più bizzarri di Hollywood

Nato a Londra nel 1934, Marty Feldman cominciò la sua carriera come autore radiofonico poco più che ventenne, e la sua comicità surreale, ispirata a Buster Keaton e ai fratelli Marx, lo rese presto famoso in tutto il Regno Unito. Nel 1961 iniziò a soffrire d’ipertiroidismo, la malattia, che – insieme a un intervento chirurgico mal eseguito – modificò per sempre la forma dei suoi occhi. Invece di affliggersi per questo stravolgimento della propria fisionomia e di nascondersi dietro i microfoni della BBC, il giovane Marty decise di sfruttare il suo nuovo aspetto per far ridere le platee televisive al di qua e al di là dell’Atlantico, prima con apparizioni in programmi molto popolari, come il Dean Martin Show, poi con uno spettacolo tutto suo, intitolato The Marty Feldman's Comedy Machine. Non restava da conquistare che il cinema: l’occasione capitò nel 1974 con Igor, il servitore gobbo nel Frankenstein Junior di Mel Brooks, primo di una serie di personaggi esilaranti che renderanno il suo sguardo strabico e stralunato un’icona planetaria. In cover una scena tratta da Frankenstein Junior di Mel Brooks (1974). Via Wikimedia

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Daredevil, il supereroe Marvel che perse la vista

Prima di essere il protagonista di una serie TV avviata nel 2015 e di un film del 2003, Daredevil (letteralmente “scavezzacollo”), conosciuto anche come Devil (diavolo) è il personaggio di un fumetto nato negli Stati Uniti e pubblicato da Marvel Comics a partire dal 1964. Per salvare un vecchio che sta per essere investito da un camion, lo studente di giurisprudenza Matthew Murdock – questo il nome del suo alter ego - ha un terribile incidente che lo rende cieco. Il camion trasportava scorie radioattive che potenziano incredibilmente gli altri sensi del giovane, il quale da quel momento riesce a sentire ogni movimento anche remoto e persino a intuire se qualcuno sta mentendo. Grazie a queste nuove capacità, “Matt” di notte si trasforma in Daredevil, un giustiziere senza paura. Nel suo caso, però, non possiamo parlare di un supereroe nato con poteri sovrumani, ma piuttosto di un uomo che sa “reagire” a un’immane sfortuna e trasformare la sua sofferenza in speranza e voglia di riscatto.

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Elvis Presley: un mito dalle mille manie

Negli anni Settanta del Novecento Elvis PresleyThe King, ordinò a Dennis Roberts, ottico di Sunset Boulevard, un personalissimo paio di occhiali da sole con montatura in metallo dorato e le iniziali EP applicate sulle astine e sul ponte. Il modello recava anche la scritta in oro bianco TCB, acronimo di Takin’ Care of Business, motto che significa più o meno «Non lasciarti sfuggire l’occasione» e che – secondo i biografi - l’artista citava spesso. Quel paio di occhiali divenne un ennesimo tratto distintivo dello stile rock'n'roll di Elvis The Pelvis, accanto alle pettinature, ai cinturoni, ai lustrini, alle frange e alle brothel creeper, scarpe tipiche degli anni Cinquanta e Sessanta. Oltre a questo paio sembra che Elvis commissionò nello stesso periodo anche i Nautic 2, modello in acetato color argento con astine traforate, iniziali e inserti in oro bianco, indossati dall’artista per la prima volta il 10 giugno 1972 sul palco del Madison Square Garden di New York. Questi modelli unici ispirarono innumerevoli montature dai nomi iconici come “Charm”, “Concert” e “Lady Killer”, ovvero “sciupafemmine”.

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Gli occhi felini di Lauren Bacall

Eppure molti suoi contemporanei vedevano in Lauren Bacall soprattutto “the look”, ovvero “lo sguardo” come quello molto sensuale che lancia a Humphrey Bogart nel film che avviò la sua carriera, Acque del Sud, e che fece nascere una delle storie d’amore più celebrate di Hollywood. A quei tempi però la “mecca del cinema” preferiva a Lauren personaggi più prorompenti come la bionda Marilyn Monroe, per esempio, sua coprotagonista in Come sposare un milionario, la bruna Jane Russell, la rossa Rita Hayworth. Lauren, in realtà, non aveva bisogno di ostentare il colore delle chiome o le forme del proprio corpo per farsi notare. Il suo personaggio sfuggiva a qualsiasi etichetta e per lei parlavano quegli occhi grigio-verdi, quello sguardo magnetico ed estremamente moderno, che comunicava contemporaneamente dolcezza e forza. In una parola una straordinaria, e insuperata, femminilità.

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Le Iene: i criminali con gli occhiali di Tarantino

Forse i più giovani non sanno che il famoso programma TV Le iene in onda sugli schermi italiani dal 1997 s’ispira al primo lungometraggio di Quentin Tarantino, regista americano famoso per titoli come Pulp Fiction e Kill Bill. Uscito nel 1992, Le iene (titolo originale Reservoir Dogs) è un noir dalla tensione angosciante, e il programma di Mediaset mutua dal film l’abbigliamento di inviati e conduttori, tutti in completo e cravatta nera con camicia immacolata. È infatti con quell’outfit rigoroso che i sei protagonisti della pellicola hollywoodiana affrontano una formidabile rapina finita nel peggiore dei modi. La regola base imposta dal capo banda ai gangster è di agire in incognito: sostituiscono dunque il loro nome con quello di un colore e celano il loro sguardo dietro scurissimi occhiali da sole, che sono parte incancellabile dell’iconografia della pellicola. Tarantino arricchisce spesso i suoi film di citazioni cinematografiche anche colte, sostenendo che i «grandi artisti non copiano, rubano». E i Ray-Ban Wayfarer che indossa Michael Madsen – ovvero Mr. Blonde – sono gli stessi usati in The Blues Brothers e in Colazione da Tiffany.

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Omero: il cantore cieco di Iliade e Odissea

Del poeta cui già gli antichi attribuivano l’Iliade e l’Odissea non si sa a tutt’oggi nulla che non sia leggenda. La convinzione che Omero fosse cieco, per esempio, ebbe probabilmente origine dall’Inno ad Apollo Delio, dove il poeta chiama sé stesso «Il cieco che abita nella rocciosa Chio», ma poiché – come scrive la Treccani - l’attribuzione dei cosiddetti Inni omerici è sicuramente errata, l’intera ipotesi cade: sia che fosse nato su quell’isola sia che, appunto, non vedesse. Gli antichi però ne erano assolutamente convinti e consideravano la cecità di Omero una punizione degli dei per aver calunniato Elena di Troia. Nel Medioevo, invece, si riteneva che il poeta fosse stato reso cieco perché non cadesse preda di passioni inferiori, mentre nel Rinascimento si vide un nesso fra cecità fisica, ispirazione spirituale e virtuosismo artistico: solo un cieco poteva essere un veggente. Di certo, chi scrisse versi come quelli contenuti nell’Iliade e nell’Odissea, su cui ancora poggia tanto della nostra cultura, “vedeva” lontanissimo. In cover: Achille trascina il corpo senza vita di Ettore attorno a Troia. Affresco della fine del XIX secolo nel palazzo dell'Achilleion a Corfù, in Grecia. Autore: Franz von Matsch. (Via Wikimedia)

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Ennio Salerno e Maurizio Romeo: la coppia di campioni del Paratriathlon

'esempio di due campioni del mondo - di vita, di amicizia, di sfide vincenti -, ma anche una storia cui ispirarsi. Come ha detto in una recente intervista al “Corriere della sera #buonenotizie” Ennio Salerno, l’atleta normodotato che accompagna Maurizio Romeo, ipovedente, nelle gare di paratriathlon: «Tante persone, là fuori, hanno bisogno di una guida, ma nemmeno lo sappiamo. Non immaginiamo quanto potremmo renderci utili». Ed è su questo aspetto che vorremmo attirare l’attenzione di chi legge. Certo, per fare quello che fa Ennio bisogna avere un background sportivo di tutto rispetto – il paratriathlon è una disciplina faticosissima che combina 750 m di nuoto, 20 km in biciletta, 5 km di corsa. Diventare come lui una “guida” in ambito sportivo, e a questi livelli, non è cosa da tutti; per tutti è però possibile impegnarsi per conoscere più da vicino la realtà di una persona ipovedente, e magari affiancarla in un’attività quotidiana. L’incontro diretto con una disabilità può dare a questa la visibilità che le occorre per essere conosciuta e affrontata, anche a livello sociale, nel modo più proficuo. Cover via Pagina Facebook @Maurizio Romeo (Il Guerriero della Trinacria)

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Grandi campioni e i loro occhiali: Martina Navratilova

Protagonista assoluta del tennis professionistico dalla prima metà degli anni Settanta alla fine degli Ottanta, con una vittoria datata addirittura  2003, Martina Navratilova ha fatto spesso parlare di sé. Attivista gay e uno dei primi sportivi al mondo a fare coming out nel 1991, ha scalato il Kilimangiaro, realizzato una mostra d’arte a quattro mani e, di recente, denunciato con forza il gap salariale di genere, che a quanto pare colpisce anche le stelle del tennis. Ma quello che resta assolutamente impressionante è il numero di match vinti in carriera: 18 Slam in singolare, 31 in doppio, 10 in misto, l’ultimo dei quali all’età di cinquant’anni. Tutto questo non sarebbe potuto succedere se nel 1985 non avesse deciso di indossare gli occhiali (in seguito spesso sostituiti da lenti a contatto). Nelle prime gare di quell’anno, infatti, Martina si accorse di aver perso o colpito male in pochissimi mesi tante “palle” quanto in tutto il resto della sua vita, e realizzò che il problema veniva da un disturbo oculare. Sembra incredibile che una sportiva come lei, tra le prime a dedicare un’attenzione quasi maniacale alla preparazione atletica e all’alimentazione, non avesse posto attenzione a un fattore così importante come la vista. Eppure. Il resto è storia. Martina indossò i suoi primi occhiali modello Aviator ai Virginia Slims di Dallas e tornò ad essere la vincitrice di sempre.

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Elisabetta II e Anna Wintour, l’incontro tra due regine

Ne hanno parlato tutti: alla London Fashion Week dello scorso febbraio, Sua maestà Elisabetta II d’Inghilterra ha assistito per la prima volta nella sua lunga vita a una sfilata di moda, segnando una svolta epocale per la Royal Family. Altrettanto “di rottura” è stato il comportamento della sua vicina di sedia, Anna Wintour, che ha conversato amabilmente con la sovrana senza togliersi mai gli scurissimi occhiali da sole – in questo caso Chanel – che la “regina della moda” indossa abitualmente anche al chiuso o di notte. Il suo comportamento è stato subito stigmatizzato dai social: gli occhiali da sole, infatti, sono un accessorio vietato dall’etichetta di corte. Le volte in cui Elisabetta II, invece, è stata ritratta con gli occhiali da sole si contano sulle dita di una mano: una, per esempio, risale al 2012, quando venne immortalata con una paio di leggeri sunglasses di forma ovale e dalle lenti chiare, abbinati a un completo dalle stampe fantasie sui toni dell’azzurro mare; un’altra al 1995, mentre si reca ad assistere al Windsor Royal Horse Show con un paio di grandi occhiali più squadrati – sempre dalle lenti marroni decisamente chiare – sotto uno dei suoi amati foulard. C’è infine quella volta dei grandi occhiali 3D, indossati dalla regina nel 2010 ai Pinewood Studios di Toronto: non un paio di normali occhiali per la visione tridimensionale, ovviamente, ma un modello regale, tempestato di Swarovski. Andatela a rivedere: è una vera icona di stile.

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Daniele Cassioli: campione non vedente da guinness

Lo sport, attività sana per chiunque, è ancora più salutare per le persone disabili in generale e per i non vedenti  in particolare, perché, oltre a fornire benessere psicofisico, aiuta lo sviluppo dell'orientamento e contribuisce alla formazione di una coscienza autonoma. E tra gli atleti disabili ci sono dei veri fuoriclasse, come Daniele Cassioli, 31 anni, campione di sci nautico non vedente che ha vinto finora 16 medaglie d’oro mondiali e 17 Europei. Daniele porta costantemente la sua esperienza nelle scuole di tutt’Italia per spingere i ragazzi disabili ad abbracciare lo sport come buona pratica di vita e, al tempo stesso, consentire a tutti noi una corretta considerazione di che cosa sia la disabilità. Tra le attività sportive tradizionali, quelle concretamente praticabili dai non vedenti sono assai più numerose di quanto si possa immaginare: oltre al nuoto e alla ginnastica, infatti, i gruppi sportivi dilettantistici ciechi e ipovedenti praticano arrampicata, atletica, baseball, canottaggio, danza, equitazione, golf, pattinaggio su ghiaccio, pilates, sub, taijiquan, tiro con l’arco, vela - oltre a showdown e torball, discipline concepite su misura per chi soffre di questa problematica. In Cover, Daniele Cassioli. Via

meryl streep

Meryl Streep, una bellezza intensa e raffinata

Meryl Streep è bella di una bellezza non comune, naturale, semplice e raffinata al tempo stesso. E non disdegna di indossare quegli occhiali che le conferiscono ancora più charmeLa divina non diva, considerata dai più la migliore attrice vivente, è appena passata dall’Italia per presentare il film The Post, per il quale ha ottenuto la sua 21a candidatura agli Oscar (quelle ai Golden Globe sono 10 di più). Alla première milanese, così come negli studi televisivi di Che tempo che fa, sul suo profilo aristocratico - e sempre sorridente - portava un paio di occhiali da vista grandi e leggeri, abbastanza squadrati, ma con le punte leggermente 'a occhio di gatto', definiti dalla stampa 'molto sexy'. Al Festival di Berlino 2016, così come alla Festa del Cinema di Roma dello stesso anno, indossava un paio di divertenti occhiali dalla forma ovale, con la montatura gialla e le lenti leggermente azzurrate. Nel 2014 invece preferiva  quelli ovali quasi a goccia con montatura in metallo, alternati a un paio da 'nerd' con la classica montatura nera. Insomma Meryl Streep indossa e cambia occhiali da vista e da sole con la stessa leggerezza e autoironia con cui parla del suo lavoro e delle serissime battaglie civili cui tiene da sempre. Un esempio da imitare anche nel look.

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Brad Pitt: bello, dannato, e con le lenti da vampiro

Per esigenze di copione Brad Pitt è disposto a farsi crescere lunghe barbe o corti baffi, ossigenare le chiome oppure rasarle, gonfiare le guance, ingrassare e dimagrire, ma indossare lenti a contatto pare che no, proprio non gli vada a genio. Lo fece per il film cult “Intervista col vampiro”, che nel 1994 ha contributo non poco alla sua fama, eppure ne ha conservato un pessimo ricordo. Tutt’altra cosa per gli occhiali che sfoggia sullo schermo come nella vita privata, in abbinamenti eleganti e casual, sempre con ottimi risultati: indimenticabili, per esempio, i Cazal 735 indossati da Brad/Tyler, l’amico immaginario e molto tamarro di Fight Club. Il web pullula di sue foto in uscite informali con berretto e occhiali da sole dalle lenti scure e montatura - spesso - in metallo. Lo si ricorda poi a Cannes, qualche anno fa, in total white e con un paio di occhiali in tartaruga che starebbero bene a chiunque, figuriamoci a lui. Più di recente è stato immortalato con modelli da vista dalla montatura nera e rettangolare, quasi da nerd, oppure con un outfit serio ed essenziale e occhiali dalle lenti azzurrine e senza montatura. Insomma passano gli anni, ma Brad resta un’icona di stile, con un look “easy” che tutti possono imitare. Almeno quello.

Samantha di Sex & the City: seducente con gli occhiali

Vent’anni fa (giugno 1998, per l’esattezza) “nasceva” Sex & the city, serie televisiva da 50 nomination agli Emmy Awards e 35 ai Golden Globe. Per i pochi che non sanno di cosa stiamo parlando,  si tratta di una serie di enorme successo, ormai un vero e proprio cult. Le quattro protagoniste (Carrie, Samantha, Charlotte e Miranda) hanno raccontato al grande pubblico per la prima volta  senza “censure” come le donne vivono l’amicizia, l’amore, il lavoro, il sesso. E hanno reso familiari al mondo intero quartieri, fashion store, locali della Grande Mela, insieme a nomi di cocktail, marchi di abbigliamento, modelli di calzature.

Con gli anni le attrici hanno cambiato pettinatura, colore dei capelli, fidanzato, giri, adattando il proprio look a un nuovo lavoro e al diverso status sociale, persino all’età.

Così ha fatto Samantha, donna di successo e grande seduttrice, per la quale il dato anagrafico non ha mai contato niente. Perché dunque nasconderlo?

Al ristorante, di fronte allo sguardo stupito di Carrie e Miranda, estrae dalla borsa un paio di occhiali da presbite con montatura nera e, con la solita sfrontatezza, afferma: «Sì, ho bisogno degli occhiali e non mi vergogno!», sdoganando finalmente anche la presbiopia! Non ci resta che imitarla.

il signore delle mosche

Gli occhiali e la letteratura: Il signore delle mosche 

Piggy è grassoccio, asmatico e del tutto privo di avvenenza. Non possiede neppure un vero nome. Però ha un paio di occhiali, anzi è l’unico tra i giovanissimi sopravvissuti di un disastro aereo a possederne un paio. E, grazie al riflesso del sole attraverso le lenti, il “perdente” per antonomasia sa fare quello che non riesce a nessuno: accendere il fuoco. Tanto che, per avere quegli occhiali, i ragazzi commetteranno l’indicibile e perderanno per sempre l’innocenza. Tutta la carriera letteraria del premio Nobel William Goldwing fu segnata dal successo di quel suo primo romanzo, Il signore delle mosche, in cui affidò a un oggetto d’uso comune un ruolo decisivo, a suo modo immortale.

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Selena Gomez: principessa pop fiera dei suoi occhiali

Idolo delle adolescenti di tutto il mondo come tante giovani star della Disney e, come alcune di queste, spesso al centro del gossip “suo malgrado”, Selena Gomez sembra in realtà una ragazza sorridente e disponibile, dedita a molte iniziative benefiche e portavoce UNICEF. Come per molte celeb, i suoi occhiali da vista - che indossa senza problemi - si trasformano da accessorio “necessario” a icona di stile, copiata da molti. Lo scorso anno ha postato su Instagram un suo ritratto con occhiali dalla montatura squadrata tartarugati, particolarmente adatti a chi ha come lei il viso tondo e regolare; in altre occasioni ha optato invece per una montatura spessa e nera, un po’ da nerd, scelta anche da altre attrici di Hollywood, come Anne Hathaway. Quanto alle lenti da sole, è stata immortalata per la strada con un paio di occhiali stile aviatore, must della scorsa estate.

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Tutte le provocazioni di Lady Gaga

Da quando è comparsa sulla scena musicale pop, Lady Gaga ha cambiato montature degli occhiali - quasi - quanto taglio e colore di capelli. Nel 2011 sfoggia una pettinatura liscia color platino con lunga frangia sormontata da un enorme fiocco, fatto anch’esso di capelli, che abbina a un paio di occhiali da sole neri con montatura leggera, sottile e perfettamente tonda. Assai più sofisticata, nel 2012, al lancio della sua Born This Way Foundation all’università di Harvard, indossa sopra lo chignon perfettamente biondo un’altissima scultura a forma di rete nera e, sotto, un enorme paio di occhiali altrettanto neri, ma a farfalla. Nel 2015 lo chignon, identico a quello di Marge Simpson, diventa total green e gli occhiali adottano una complessa montatura doppia, tonda all’interno e quadrata all’esterno. E oggi? Guardate sul suo sito ufficiale: per promuovere il world tour Joanne, gli occhiali sono grandi, perfettamente rotondi e intensamente viola.

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Emma Stone: il volto acqua sapone (e occhiali) del cinema di oggi

La “ragazza d’oro”– per i tanti premi ottenuti e per i milioni di dollari guadagnati – di Hollywood 2017 ha, in realtà, un volto acqua e sapone, e un look molto naturale e spontaneo. Tratto caratteristico del suo viso sono i magnifici occhi verdi sui quali indossa spesso, senza problemi, un bel paio di occhiali da vista, nella vita privata come sullo schermo. Tra i personaggi occhialuti più amati e premiati dal pubblico e dalla critica, e da lei interpretati, ci sono l’indimenticabile Eugenia Phelan, detta "Skeeter", e Billie Jean King. La prima è l’aspirante giornalista protagonista di The Help (2011) che, disgustata dal modo in cui sono trattate le cameriere di colore a Jackson, nel Mississippi, decide di raccogliere le loro drammatiche testimonianze in un libro; mentre è seduta alla macchina per scrivere Emma/Eugenia indossa un paio di occhiali cat-eye in tartaruga. La seconda è la tennista californiana che agli inizi degli anni ‘70 combatte per ottenere la stessa retribuzione dei colleghi maschi, affrontando l’ex campione Bobby Riggs nella partita da tennis più famosa della storia, rievocata dal film La battaglia dei sessi (2017). I suoi occhiali hanno la montatura in metallo placcato in oro rosa.

Sherman e Mr Peabody: una coppia d’improbabili amici occhialuti

Sherman e Mr Peabody, in effetti, vivono in simbiosi. E se non fosse per la differenza di razza - il primo è un bambino, il secondo è un cane – è indubbio che si somiglino parecchio. A partire dagli occhiali, che entrambi portano grandi, tondi e con la montatura nera, un po’ da secchione. Mr Peabody, peraltro, è davvero studiosissimo: anzi, è uno scienziato che ha conquistato tutti i premi possibili (Nobel compreso) e che, per combattere la solitudine, un giorno ha deciso di adottare un neonato - Peabody, appunto - per la cui educazione ha costruito una macchina del tempo; con questa Mr Peabody porta il figlio adottivo a passeggio per la storia, facendogli incontrare vis-à-vis i grandi personaggi del passato.   sherman e mr peabody   I bambini che hanno amato il film del 2014 (Mr. Peabody & Sherman) – e la serie Netflix trasmessa dall’anno successivo – forse non sanno che la vicenda si basa su una produzione anni ‘60, cui si deve l’originalità – per i tempi attuali - di questo cartone “vecchio stampo”, che ancora diverte “insegnando”, come nessuno fa più.

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Quegli occhiali che a Gulliver salvarono la vista

Ancora oggi ci si può divertire, e molto, leggendo I viaggi di Gulliver, il capolavoro di Jonathan Swift pubblicato nel lontano 1726. Attraverso le disavventure del protagonista, infatti, sono messe alla berlina debolezze e follie tipiche dell’animo umano. Una satira di costume attualissima e una storia appassionante adatta sia ai grandi che ai piccini.

Imbarcatosi come medico di bordo, Lemuel Gulliver si trova a visitare popolazioni fantastiche su isole immaginarie. La sua avventura più nota è quella tra i lillipuziani, minuscoli ometti, alti appena 15 centimetri. Gli abitanti di Lilliput accolgono il gigantesco naufrago con una certa diffidenza, ma in breve ne diventano amici e capiscono che può rivelarsi un arma micidiale contro i loro acerrimi nemici i Blefuschi. Questi ultimi sono colpevoli di aprire le uova in modo opposto a quello dei vicini lillipuziani. Dopo poco però, un’altra questione della massima importanza (meglio i tacchi alti o quelli bassi?) metterà Gulliver in cattiva luce costringendolo a fuggire dall’isola, sotto il tiro delle micidiali freccette scagliate dai piccoli abitanti del regno di Lilliput. La preoccupazione maggiore del gigante è quella di proteggere gli occhi, ma per fortuna, dice: “Vi ricordate di quel paio d’occhiali che in un riservato borsellino sottrassi alle indagini dei commissari imperiali ? Questi occhiali erano con me; me li legai al naso alla meglio, e grazie a loro, continuai coraggiosamente nella mia faccenda a malgrado delle frecce nemiche, molte delle quali percuotevano le lenti degli stessi.” Un uso decisamente insolito per un paio di occhiali!

Gosling

Lo stile geek chic di Ryan Gosling

Se digitate il suo nome di battesimo su Google, appare subito dopo Ryanair, la discussa compagnia low cost diventata nel 2016 il primo vettore in Europa. Anche questo può dare la misura della popolarità di Ryan Gosling, meritata, a nostro avviso. Il suo talento d’attore è indiscutibile, così come il suo fascino discreto e il suo stile definito “geek chic.

Chi è un geek chic? Un malato di tecnologia, assai simile a un nerd, che però non disdegna la vita sociale, con un moderato interesse alle tendenze della moda, reinterpretate in stile retrò; il suo look ruota attorno a un accessorio ritenuto indispensabile per questa tendenza: gli occhiali. Quelli da vista di Gosling hanno la montatura grande e spessa di colore nero, perfetta per il suo viso triangolare.

Iris Apfel

Iris Apfel: moda e stile senza regole (a 96 anni!)

Iris Barrel – Apfel da sposata – porta con un brio senza eguali i suoi gloriosi 96 anni, passati in gran parte nel mondo della moda. Dal 1950 al 1992 ha, infatti, diretto insieme al marito Carl l’azienda di tessuti Old World Weavers, che soprattutto riproduceva trame tessili del passato, dal XVII al XX secolo, e che divenne famosa nel settore per aver arredato la Casa Bianca di numerosi presidenti, da Eisenhower a Kennedy, da Jimmy Carter a Bill Clinton. Newyorkese del Queens, collezionista, arredatrice e di recente anche testimonial di un’automobile europea, ha quasi 200.000 follower su Instagram ed è considerata un’icona nel mondo della moda, anche se lei preferisce definirsi “una starlet geriatrica”. Sostiene che nella vita è meglio investire in accessori, piuttosto che in abiti. “Puoi andare in ufficio e poi uscire a cena e persino andare a una serata di gala con gli stessi abiti, cambiando semplicemente gli accessori” – ha sostenuto in un’intervista. Forse anche per questo il suo stile è l’opposto del minimalismo: collane e bracciali appariscenti, foulard vistosi, rossetto rosso fuoco. E, soprattutto, occhiali tondi dalla montatura nera e di taglia extralarge, che ricordano vagamente nella forma quelli di Barbie Malibù – un’altra icona dopo tutto - e che ormai sono diventati la sua firma.

Peggy Guggenheim

Peggy Guggenheim e la sua mania per gli occhiali

Peggy Guggenheim, la più stravagante collezionista d’arte del Novecento amava vestirsi in modo eccentrico. E i suoi accessori non facevano eccezione. All’inaugurazione della museo veneziano che porta il suo nome, indossava un orecchino di Tanguy e uno di Calder per dimostrare “la mia imparzialità” - sosteneva – “tra l’arte surrealista e quella astratta”. Anche le montature degli occhiali erano una sua mania. Nell’estate degli anni Cinquanta indossò per la prima volta un modello “a farfalla” creato per lei dallo scultore americano Edward Melcarth e diventato presto simbolo del suo stile e della sua forza di carattere.

Magoo

Mr. Magoo il più simpatico miope dei cartoni

Nacque da una scissione dolorosa tra un gruppo di disegnatori e la loro ex azienda - la Walt Disney - e fu il simbolo di una satira serissima contro una repressione politica che negli anni ’50 mise in crisi la democrazia americana - il maccartismo - eppure Mr Magoo ha fatto ridere di cuore generazioni di spettatori. La comicità nasce dal fatto che egli non vede – letteralmente – aldilà del proprio naso. È, infatti, molto miope e perciò rischia la vita a ogni piè sospinto. Gira per le strade senza avere la più pallida idea di che cosa gli succeda attorno, sempre baldanzoso e sicuro di sé. Sale su ponteggi sospesi, pensando di essere in ascensore, cammina sul nastro trasportatore di una catena di montaggio, credendo sia un tapis roulant, e mette il guinzaglio al collo di una pantera, convinto si tratti del suo cane Ciccio. Inutile dire che non gli succede mai niente e che da ogni incidente a lieto fine, di cui Magoo peraltro ignora la gravità, nasce una nuova situazione di pericolo e di risata. Ovviamente è certo di vederci benissimo e di non avere bisogno di nulla e di nessuno, tantomeno di un paio d’occhiali. Da vedere senz’altro (trovate su Youtube decine di episodi in italiano), ma da non imitare.

Bono

Dietro gli occhiali scuri di Bono Vox

Il rapporto strettissimo tra musica rock e occhiali non l’ha inventato lui, ma ugualmente l’immagine di Bono, leader e cantante degli U2, è legata agli occhiali in modo stabile e indissolubile per diverse ragioni. Durante una tournée del 1997, per esempio, salì sul palco indossando una montatura nera con una mini telecamera applicata sull’astina, che inquadrava tutto ciò che l’artista stava guardando e ne proiettava le immagini in tempo reale su un mega schermo. Per la prima volta tante persone contemporaneamente condividevano lo “sguardo” di un unico soggetto. Performance artistiche a parte, Bono ha sempre indossato modelli di occhiali particolarmente glamour, realizzati appositamente per lui da stilisti internazionali e lui stesso arrivò a regalarne un paio a papa Wojtyla. L’abitudine a indossare gli occhiali da sole anche al chiuso, però, non è per lui un vezzo, bensì una necessità. Come ha, infatti, rivelato qualche anno fa ai media, soffre da circa vent’anni di glaucoma: una malattia caratterizzata da un aumento di pressione all’interno dell’occhio, che provoca la degenerazione del nervo ottico e può portare, se non curato, alla cecità. Il glaucoma rende l’occhio particolarmente sensibile, da qui l’esigenza di lenti colorate in qualunque situazione.

Lina Wertmüller

Le stravaganze di Lina Wertmüller (a partire dagli occhiali)  

Pare che un giorno a chi le chiedeva conto dei suoi famosi occhiali bianchi, Lina Wertmüller abbia risposto che ne aveva acquistati cinquemila, perché avevano “un’aria estiva”. Da quel momento diventarono un suo segno distintivo, insieme alla lunghezza dei titoli di molti dei suoi film, come: Mimì metallurgico ferito nell’onoreTravolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto o La fine del mondo nel nostro solito letto in un notte piena di pioggia. Quest’altra stravaganza sarebbe stata ispirata dalla sfilza di nomi e cognomi che Lina si porta dietro: Angelica Felice Assunta Wertmüller von Elgg Spanol von Branich, sposata Job. La sua è stata una carriera straordinaria, con preziose nomination ai premi internazionali più famosi come l’Oscar, l’Orso d’Oro, la Palma d’Oro e il Golden Globe. È stata anche aiuto regista di Federico Fellini nel 1963 in quella pellicola straordinaria – e piena di occhiali – che è Otto e mezzo, ritenuto da molti uno dei più grandi film nella storia del cinema.

Super Pippo

Il segreto della mitica vista di Super Pippo

Ha passato i cinquant'anni, Super Pippo, ma non li dimostra. Dal 1965, anno della sua “nascita”, indossa un mantello blu annodato al collo e una calzamaglia rossa piuttosto spelacchiata che più che ricordare la tuta aderente di Superman, cui ovviamente s’ispira, sembra un pigiama da bambini per i mesi freddi. Dopo la trasformazione in supereroe, il suo quoziente intellettivo rimane quello di Pippo - per questo è tanto simpatico -, in compenso acquista una super forza, un super udito, un super olfatto e, va da sé, una super vista: a raggi X, microscopica e telescopica. In più, può seguire le trasmissioni televisive (e supponiamo, oggigiorno, anche quelle via internet) senza bisogno di alcun apparecchio. A che cosa deve tutto questo? A un frutto particolare che cresce nel suo giardino: le arachidi. Forse gli autori della Disney già sapevano che, le arachidi contengono 10 mg di vitamina E ogni 100 gr e che la loro assunzione giornaliera aiuta a proteggere capillari sanguigni e retina, contrastando, tra l’altro, le malattie cardiovascolari. Mangiamole anche noi, allora: non avremo la super vista, ma gli effetti non saranno comunque niente male.

Top Gun: quando gli occhiali volano ad alta quota

È il film che ha lanciato Tom Cruise, il giovane aviatore dallo sguardo d’acciaio. Prima di essere associato in modo inequivocabile al film di Tony Scott del 1986, il termine top gun indicava semplicemente aereo da combattimento e, per estensione, pilota di caccia. Un mondo, quello dell’aviazione, da sempre legato agli occhiali Ray-ban, lanciati negli anni Trenta dalla Bausch & Lomb, fabbrica americana di lenti, il cui modello “Aviator” fu progettato proprio per proteggere gli occhi dei piloti dell’aeronautica militare che volavano ad alta quota. Ricordiamo per inciso che il termine ray-ban significa proprio para-raggio: le particolari lenti verdi a goccia hanno una speciale curvatura, in grado di assorbire anche i raggi più fastidiosi. Nel film un giovanissimo Tom Cruise - così come il suo amico e co-pilota, Anthony Edwards, e l’antagonista Val Kilmer - indossa i mitici Aviator in qualsiasi situazione: mentre sale sull’aereo, mentre sfreccia sulla sua moto (una Kawasaki GPZ900R, anch’essa divenuta un oggetto cult), mentre gioca a pallavolo e via dicendo. Nel 2018 inizieranno le riprese dell’atteso sequel, Top Gun Maverick, che avrà ancora come protagonista Tom Cruise. L’atmosfera, assicurano, sarà la stessa del primo film e gli occhiali? Lo sapremo prestissimo.

San Girolamo

San Girolamo, un santo con gli occhiali

In un quadro del Ghirlandaio del 1480, accanto alla postazione del santo, compaiono degli occhiali. Invocato dai deboli di vista insieme a Santa Lucia, San Luigi dei Francesi e San Tommaso Apostolo, San Girolamo visse tra il IV e il V secolo dopo Cristo, in un’epoca che non conosceva gli occhiali. Eppure il Ghirlandaio, nel 1480, lo ritrae al suo scrittoio di accanito studioso con accanto un paio di lenti da vista. Luca di Leida nel 1518 e Lionello Spada nel 1613, gliele appoggiano addirittura sul naso. Le spiegazioni di questa scelta possono essere diverse. Innanzitutto nel XV secolo Firenze, dove opera il Ghirlandaio, era una sorta di hub dell’ottica contemporanea e gli eruditi con gli occhiali erano di certo numerosi. In più, i ritratti del tempo venivano spesso arricchiti di oggetti simbolici, che sottolineavano una qualità del personaggio o un aspetto della sua vita e della sua professione. In questo caso, forse, quegli occhiali anacronistici (che non compaiono nei ritratti dedicati a San Gerolamo da altri artisti) alludono allo sguardo acuto del santo, alla sua capacità di distinguere tra il necessario e il superfluo, alla sua figura di uomo di cultura: in una parola, alla sua saggezza. E a questa, in qualche modo, rendono omaggio.

Nerd

Nerd alla conquista del mondo

Nella seconda parte della sua vita Steve Jobs li portava tondi e privi di montatura. Bill Gates, invece, li ha sempre preferiti grandi, con lenti squadrate e montatura nera. Modelli e stili di occhiale diversi solo in apparenza, in realtà simbolo, entrambi, di un look da secchioni che non si curano dell’aspetto esteriore, non per tendenza ascetica, ma perché hanno altro da fare. I “nerd” come Bill e Steve sono assorbiti da una passione totalizzante per studi elitari e tecnicamente sofisticati che, in altri secoli e contesti, li avrebbero isolati in un laboratorio sperduto o in una biblioteca polverosa.

Gangster

Scopri gli occhiali da gangster degli anni Ottanta

Il cinema d’oltreoceano ci ha insegnato che i gangster italo-americani degli anni del proibizionismo indossavano occhiali scuri con lenti fumé, un po’ per nascondere la faccia, un po’ per sfuggire agli sbirri, un po’ per incutere timore. Quando Oliver Stone scrive la scenografia di Scarface - film di Brian De Palma del 1983 e remake dell’omonimo poliziesco datato 1932 - non può che ispirarsi a quella iconografia. Forse anche per questo lo sfregiato Tony Montana della “nuova” pellicola - un impareggiabile Al Pacino - animato dalla stessa bramosia di potere autodistruttiva del suo predecessore, indossa spesso un paio di lenti da sole con lenti a fumé, proprio come i gangster degli anni Trenta.

Sherlock Holmes

La storia della lente d’ingrandimento di Sherlock Holmes

Sherlock Holmes è il personaggio più rappresentato nella storia del cinema, con oltre 200 film e diverse serie televisive. Quando pensano a lui, i più giovani tra noi vedono l’aitante eroe impersonato da Robert Downey Jr. dei film di Guy Ritchie o quello televisivo di Benedict Cumberbatch. Figure geniali come il loro capostipite, nato dalla penna di Arthur Conan Doyle, ma privi di pipa e della grande lente rotonda, due oggetti imprescindibili nell’iconografia del personaggio originale. Se la pipa “funge da consigliera nei momenti difficili”, quando Holmes deduce “avvolto in dense spirali di fumo azzurrognolo”, la lente gli consente di vedere “quel che gli altri si lasciano sfuggire” e di cogliere “l’importanza delle maniche, la suggestività delle unghie dei pollici o i grandi risultati che si possono ottenere da una stringa di scarpa”. Senza quella lente convessa che consente di osservare un oggetto da una distanza ridotta facendolo apparire più grande di quanto non sia in realtà, Holmes non sarebbe forse diventato il più grande detective della letteratura mondiale.

La dolce vita

Mastroianni, La dolce vita e gli occhiali da sole

Al cinema, nel lontano 1960, Federico Fellini fu il primo a mettere ai suoi personaggi gli occhiali da sole in piena notte: accadde ne La dolce vita, un capolavoro che fece scandalo e contribuì a trasformare un accessorio in un simbolo della moda e del costume. L’anno successivo Mastroianni, protagonista maschile della pellicola felliniana, girò con Vittorio De Sica Divorzio all’italiana, altra pietra miliare della storia del cinema italiano, vincitore al Festival di Cannes 1962 nella categoria ”commedia” e di un Oscar per la migliore sceneggiatura originale. I “Persol 649” indossati dal mitico Marcello in quel film su due famosi baffetti “alla siciliana” divennero presto un’icona di stile imperitura.

Edgar Davids

Edgar Davids: in nazionale con gli occhiali

Colpito da glaucoma nel 1999 e sottoposto a operazione, Edgar Davids, allora centrocampista juventino, scese in campo dopo l’intervento con un paio di occhiali avvolgenti, dotati di particolari rinforzi e sistema di aerazione. Pensava si trattasse di una “protesi” momentanea, da usare nel periodo di convalescenza; invece gli fu detto che, in caso di contrasto di gioco, avrebbe potuto perdere la funzionalità dell’occhio. Da quel momento non smise più di portarli e i modelli da lui indossati divennero un segno riconoscibile del calciatore, come le sue treccine rasta, e un’icona di stile.

Amsterdam

Ad Amsterdam esiste un museo degli occhiali

Le “nove strade” che attraversano il Grachtengordel, la cintura di canali che circonda il centro di Amsterdam, sono tra le migliori vie dello shopping della città. I negozi che qui hanno preso il posto delle antiche concerie vendono di tutto, dalla cioccolata agli spazzolini da denti artigianali, in un tripudio di creatività e design molto “olandese”. Non poteva trovare collocazione migliore il museo degli occhiali di Amsterdam: 700 anni di moda, arte e cultura, voluto da un collezionista privato, con annesso negozio di modelli vintage, vero paradiso per gli appassionati. La visita al museo è gratuita, ma non riuscirete ad uscire da lì senza un paio d’occhiali in più.

Matrix

Morpheus di Matrix

Il successo planetario di un vero blockbuster – specie se d’ambientazione storica o fantasy - è spesso da attribuire ai suoi costumisti. Non ne siete convinti? Provate a pensare a un film dal costume design minimalista, almeno in apparenza, come Matrix? Sarebbe diventato un cult senza il cappottone nero e gli occhiali allungati di Keanu Reeves-Neo, o senza quelli tondi di Laurence Fishburne-Morpheus? Probabilmente no, perché se l’avvenenza e la presenza scenica dei due attori sono innegabili, senza quel look forse non ne sarebbe rimasta traccia.

occhiali da sole più cari

Gli occhiali da sole più cari del mondo

Questa volta la società svizzera del lusso Chopard e De Rigo, leader mondiale nella produzione e nella distribuzione di occhiali high-end di alta qualità, hanno battuto tutti i record. Da sempre specializzati nella realizzazione di modelli di occhiali da sole più cari e stravaganti al mondo, nel 2017 hanno presentato uno sbalorditivo paio di occhiali per signora in oro 24 carati e con 51 brillanti river da 4 carati ciascuno, che incorniciano, sulle tempie, la C del logo, mentre un'altra manciata decora il nasello. Il prezzo? US$408.000 (più o meno €355.000). Un affare!

ribes

Ribes e kiwi per la vista

Sì, perché ribes e kiwi sono fondamentali per il nostro benessere. Gli antiossidanti aiutano a ristabilire l’equilibrio chimico delle nostre cellule fornendo ai radicali liberi gli elettroni di cui sono privi. I radicali liberi sono responsabili dei processi degenerativi che attaccano quotidianamente il nostro organismo, il quale si difende dotandosi di propri sistemi antiossidanti. Superata una certa soglia, però, è necessario sopperire con un apporto esterno, che deve provenire in gran parte dall’alimentazione.

woody allen

Woody Allen e i suoi occhiali

Sembra “nato” con gli occhiali Woody Allen. Lo s’immagina un liceale timido, magrolino e un po’ secchione, una specie di nerd ante litteram. In realtà Woody ha inforcato il suo primo paio di occhiali a vent’anni. E non li ha più tolti. Né lui né i suoi personaggi, diventati icone cinematografiche anche grazie a quelle montature larghe e spesse, in alcuni casi del tutto anacronistiche o surreali. Ricordate gli occhiali di Boris, il soldato di Amore e guerra, ambientato in età napoleonica? E quelli dello spermatozoo paracadutista di Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso (ma non avete mai osato chiedere)? Appunto. Chi se li scorda più?

marilyn

A proposito di Marilyn

La modella Pola Debevoise, alias Marilyn Monroe, ha un obiettivo preciso: sposare un marito ricco. Per centrarlo non perde occasione di sfoggiare tutta la sua avvenenza, nascondendo quello che ritiene un “difetto” controproducente: la miopia. In pratica, si rifiuta di indossare gli occhiali in pubblico, specie se ci sono maschi in circolazione, commettendo una gaffe dietro l’altra per la delizia degli spettatori. Alla fine, però, convolerà a nozze per amore e non per soldi, con indosso un completo chiaro bordato di visone, un cappellino con veletta e un paio di occhiali con montatura a farfalla, che le stanno, ovviamente, benissimo.

kareem abdul jabbar

Kareem Abdul Jabbar, il campione NBA

Ha appena compiuto settant’anni Kareem Abdul Jabbar, leggendario pivot statunitense, vincitore di sei titoli nel massimo campionato americano. Di lui sono passati alla storia il famoso shyhook, il “gancio cielo” - ovvero un tiro in salto effettuato allungando verso l’alto il braccio che tiene il pallone - e gli occhiali a mascherina, che indossava sempre quando giocava, a causa di un danno alla retina, e che certo l’hanno aiutato a segnare il maggior numero di punti dell’intera storia dell’NBA.

blues brothers

Gli occhiali del Blues: i Blues Brothers

L’abbigliamento è inappuntabile, anche se un po’ sgualcito. Cravatta stretta e nera, completo e cappello dello stesso colore e, soprattutto, occhiali Ray-Ban modello “Wayfarer” che sottolineano con il loro rigore la nobiltà della missione da compiere, contribuendo così al look di due eroi anticonformisti, entrati subito nella storia e molto imitati. Anche così si costruisce un mito: i Blues Brothers.

Anne Hathaway

Dive di oggi con gli occhiali:Anne Hathaway

Gli occhiali da vista possono diventare un’arma di seduzione? La risposta è sì e ce la suggerisce la bellissima Anne Hathaway che, vestendo i suoi grandi occhiali quadrati dalla montatura importante, ci mostra quanto possa essere affascinante anche un “quattr’occhi”. L’attrice li ha addirittura sfoggiati con grande eleganza e orgoglio in diverse occasioni sul Red Carpet, abbinati a un look casual chic studiato a puntino.

Maurizio De Giovanni – I Guardiani

Maurizio De Giovanni è autore di racconti e opere teatrali, e abbiamo avuto il piacere di ascoltarlo durante il Salone del Libro di Torino. Ci ha parlato de I Guardiani, un thriller fantastico ambientato nella sua Napoli. Quando gli abbiamo chiesto cosa significa per lui Guardare Oltre, ci ha risposto così: “Immaginare è necessario, perché senza immaginare non si può inventare niente di nuovo. E per immaginare bisogna Guardare Oltre a tutto ciò che c’è attorno!"

Gaetano Savatteri – Non c’è più la Sicilia di una volta

Guardiamo oltre ai pregiudizi, quelli che abbiamo dentro di noi, ma anche ai luoghi comuni che alimentiamo. Guardiamo oltre a tutto ciò che ci appesantisce e ci lascia a terra. Questo è un modo per guardare in altre direzioni”. È la voce di Gaetano Savatteri, direttamente dai nostri “Incontri da autore” al Salone del Libro di Torino, dove ci ha parlato di Non c’è più la Sicilia di una volta, una guida alla scoperta della Sicilia oltre gli stereotipi.

Carmine Abate – La felicità dell’attesa

“Dove guardiamo? Guardiamo sicuramente oltre. Oltre le frontiere, oltre i muri!” sono le parole di Carmine Abate, che è stato nostro ospite, durante gli "Incontri d’autore", nello stand Salmoiraghi&Viganò al Salone del Libro di Torino. Autore di racconti, romanzi e poesie, il suo ultimo lavoro è “La felicità dell’attesa”, una storia di emigranti italiani in America, un viaggio difficile e sofferto ma colmo di possibilità.

Antonella Lattanzi – Una storia nera

In occasione della serie di micro eventi “Incontri d’autore”, all’interno del nostro stand durante il Salone del Libro di Torino, abbiamo avuto il piacere di ascoltare la scrittrice Antonella Lattanzi autrice di: “Una storia nera”. Un giallo, un noir italiano che è anche una storia d’amore imprevedibile e sorprendente. Cosa significa per Antonella guardare oltre? “Bisogna guardare oltre i confini, geopolitici e sentimentali, per trovare nuove storie, con nuove persone, e arricchirsi”.

Elton John e la sua stravagante mania per gli occhiali

Elton John è uno degli artisti più importanti e famosi del panorama britannico degli ultimi trent’anni. Il “baronetto” tanto amato anche dalla famiglia Reale, ha una vera e propria ossessione per gli occhiali da sole, tanto che, durante un tour in Brasile prenotò un'intera camera d’albergo per la sua collezione.

Dov’è Wally? Basta cercare gli occhiali!

Wally è il protagonista di una fortunata serie di libri per ragazzi che però ha appassionato anche milioni di adulti. Le sue immagini a doppia pagina sono avventure in cui il lettore deve misurarsi con una sfida “ottica” fatta di falsi indizi, stranezze visive e la necessità di un forte senso dell’orientamento che guida lo sguardo attraverso questi veri e propri formicai umani. Individuare i suoi inconfondibili occhiali tondi è un ottimo modo per trovarlo tra la folla.  

Occhiali tondi che hanno fatto la storia della musica e non solo

“Teashades” è il nome esatto degli iconici occhiali tondi di John Lennon, la cui origine risale agli anni ‘60 e che oggi si trovano nel Museo dei Beatles di Liverpool (oltre 300.000 visite l’anno). Altri fan di questi occhiali? Ebbene sì, da Gandhi a James Joyce, all’inquieta Janis Joplin, Ozzy Osbourne, fino al frontman degli Oasis Noel Gallagher, Steve Jobs e ai giovani artisti contemporanei: Miley Cyrus, Lady Gaga, Rihanna...

Occhiali da vista: la maschera perfetta per il supereroe in incognito?

Clark Kent è un uomo comune che fa un lavoro comune nella grande città di Metropolis. In realtà, Clark è un supereroe. Anzi, è IL supereroe: Superman, l’ultimo figlio di Krypton. Per nascondere la sua identità, inforca i suoi occhiali (che nelle prime storie erano ricavati dai frammenti di vetro del razzo che l’ha portato sulla Terra!) e indossa il costume sotto la camicia. Ma non è l’unico supereroe che si “nasconde” dietro a un paio di occhiali: Ciclope, Matt Murdock (Daredevil), Bruce Banner (Hulk), e spesso anche Peter Parker (Spiderman).

Oltre la protezione: gli occhiali da sole come espressione di personalità

Occhiali da sole per nascondersi, per aggiungere un tocco trendy sul volto, per tenere i capelli lontani dal viso senza mai essere indossati. Questi sono alcuni degli usi “impropri” degli occhiali da sole, nati in origine per proteggere la vista dei raggi potenzialmente dannosi del sole. Oggi sono un accessorio fondamentale del nostro look e la scelta del loro modello spesso dice tanto della nostra personalità. Dalle femme fatale con occhiali oversize, che nascondono per svelare, al tipo sportivo in ogni occasione con montature più aggressive e a specchio, a quelli colorati e dalle forme stravaganti dei trend setter. Alzi la mano chi non sceglie gli occhiali da sole anche per raccontare qualcosa di sé!

Harry Potter, il bambino occhialuto più magico al mondo

Ha insegnato a milioni di ragazzi in tutto il mondo che si può essere dei magici eroi anche con un difetto visivo e i suoi occhialoni tondi sono diventati un vero e proprio simbolo di riscatto sociale. Harry Potter, il famoso maghetto nato dalla penna di J.K. Rowling, è così celebre che ha trasformato la sua autrice nella donna più ricca del Regno Unito. Sì, persino più della Regina!

Lui e lei: gli occhiali più cool del cinema

Come non ricordare Audrey Hepburn, che dietro i suoi occhiali da sole osserva sognante la famosa gioielleria sulla Fifth Avenue in Colazione da Tiffany. La sua montatura oversize dal taglio a farfalla ha ispirato generazioni di donne in tutto il mondo. Per gli uomini invece, un modello iconico è sicuramente quello di Tom Cruise in Top Gun: un jet alle sue spalle, casco da pilota sotto braccio e un paio di Aviator super cool sugli occhi!



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