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Guida e visione notturna: lo sapevate che…

Quando il sole cala, l’occhio si adatta alla visione notturna. E alla guida di un veicolo è importante sapere che occorre un’attenzione superiore per la nostra sicurezza.

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Guida e visione notturna: lo sapevate che…

Vedere bene per guidare sicuri

La sicurezza stradale è un tema molto sentito. Secondo i dati forniti dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) a novembre 2016, ogni anno muoiono per incidente stradale 1,25 milioni di persone.

In assenza di una valida prevenzione, questo problema rischia di diventare la settima causa di morte tra gli adulti entro il 2030, mentre è già la prima in assoluto per i giovani tra i 15 e i 29 anni.

Per invertire il trend, i governi globali sono chiamati a migliorare la legislazione stradale e a comminare multe e pene certe a chi mette a repentaglio la vita propria e altrui, ma anche a diffondere con ogni mezzo una cultura della “sicurezza” che porti il singolo autista a preoccuparsi in prima persona dell’efficienza del proprio veicolo, da un lato, e della salute della propria persona, dall’altro.

Non bisogna mettersi alla guida se i riflessi sono rallentati in seguito all’assunzione di farmaci, alcol o stupefacenti, oppure dalla stanchezza, da una malattia anche momentanea o, infine, da un problema alla vista. Molti incidenti stradali, infatti, sono attribuibili, direttamente o indirettamente, a una visione non ottimale: occhiali o lenti a contatto inappropriati, difetti visivi non corretti, scarsa percezione dei colori, difficoltà a tollerare l’abbagliamento, cattiva visione notturna. Cerchiamo insieme di capire perché.

Il meccanismo della vista

Come abbiamo appena visto, tra i requisiti necessari per una guida sicura, non dobbiamo trascurare una buona visione notturna, cioè la relazione tra l’acuità visiva a luminanza ridotta e la guida di un veicolo. Tale rapporto è legato alla struttura stessa del globo oculare e, in particolare, alla pupilla, l’apertura circolare al centro dell’iride. La contrazione e il rilassamento dei muscoli lisci dell’iride aumentano o riducono il diametro della pupilla, regolando così la quantità di luce che entra nell’occhio.

Di giorno, in condizioni normali, l’occhio umano presenta una pupilla stretta perché la luminosità ambientale è elevata; di notte il diametro della pupilla aumenta per consentire a più raggi luminosi di arrivare alla retina; l’occhio insomma deve compensare la riduzione di luce e adattare a essa la visione.

Adattamento al buio

Si definisce così la proprietà che ha l’occhio di recuperare la visione al buio dopo essere stato esposto a una buona illuminazione per qualche tempo, ma perché anche i dettagli più insignificanti diventino sempre più nitidi è necessario un certo numero di minuti. L’adattamento insomma non è immediato, perché la visione deve passare da fotopica (cioè fornita dai coni) a scotopica (dovuta ai bastoncelli). Per semplificare, ricordiamo brevemente che la retina è composta mediamente da circa 7 milioni di coni e 12 milioni di bastoncelli. I primi sono responsabili della visione diurna, i secondi di quella notturna.

Ciò che attiva i bastoncelli è una proteina, la rodopsina, la cui formazione richiede circa 10-20 minuti. Trascorso questo tempo l’occhio è in grado di percepire in maniera nitida oggetti presenti in condizioni di bassa luminosità: dopo un periodo più lungo, 30-40 minuti, l’adattamento raggiunge il livello massimo e la visione si stabilizza. Il “percorso” inverso, cioè il riadattamento dell’occhio alla luce, è più breve, perché i coni sono più sensibili e la loro azione è più rapida.

Emeralopia

Chi di giorno ha una vista buona e di notte – o comunque in condizioni di bassa luminosità – lamenta una difficoltà visiva è soggetto a emeralopia.
Non si tratta di una patologia, ma piuttosto di un sintomo, che può però derivare da un difetto ottico, come un’opacità del cristallino e della cornea, tipica delle persone anziane, o da un disturbo dei fotorecettori. Si parla, infatti, in questi casi di emeralopia sintomatica.
Se invece la riduzione notturna dell’acuità visiva è dovuta a un trauma o a una malattia della retina (come per esempio la retinite pigmentosa) si parla di emeralopia funzionale.

Anziani e miopi

La capacità di adattamento al buio diminuisce con l’età. Il cristallino è meno trasparente, la dinamica pupillare meno rapida e dunque meno efficiente. Per i disagi che ne derivano, le persone anziane tendono anche involontariamente a limitare la guida al crepuscolo e di notte.
Al buio i pericoli aumentano anche per la cosiddetta miopia notturna. Vederci bene da lontano è essenziale quando si guida e, di notte, chi è miope vede aumentare la sua miopia, anche se di poco. Per questo è fondamentale che il guidatore miope indossi una correzione ottimale degli occhiali o delle lenti a contatto.

Un aiuto per tutti

Anche chi non è miope, tuttavia, conosce al crepuscolo una piccola difficoltà, dovuta proprio alla dilatazione della pupilla che limita la correzione spontanea dei piccoli difetti refrattivi e riduce la profondità del campo visivo.
Per questo Salmoiraghi & Vigano ha messo a punto gli occhiali da guida, destinati anche a chi non ha alcun difetto visivo. Le loro lenti consentono, infatti, agli occhi di ricevere correttamente tutti gli stimoli luminosi, di eliminare l’abbagliamento e il riverbero, e migliorare la sensibilità al contrasto e la percezione del colore al crepuscolo e di notte.



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