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L’intelligenza nello sguardo

Sono tante le proprietà che attribuiamo allo sguardo: fascino, sincerità, malizia e, non ultima, intelligenza.

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L’intelligenza nello sguardo

Gli occhi e l’io profondo

Si può dire qualunque cosa con uno sguardo”, sosteneva Stendhal, “e tuttavia uno sguardo si può sempre negare, perché è impossibile ripeterlo esattamente”. In altre parole, quando ci sono di mezzo gli occhi, non siamo noi a “comandare”, non sempre almeno. Lo sguardo rivela molto di quello che pensiamo e di quello che proviamo realmente, talvolta in totale contraddizione con quello che diciamo; in un certo senso rivela agli altri la nostra intelligenza.

Le nostre parole respingono, giudicano, condannano, e gli occhi magari sorridono, accolgono, perdonano. Insomma, nel tentativo di sintesi tra l’io razionale e l’io profondo, tra mente e cuore, lo sguardo sfugge al controllo e comunica aspetti di noi che vorremmo nascondere oppure che non sappiamo di avere. Lo sostengono da sempre letterati e psicologi, ora lo confermano gli studi scientifici.

Attenti agli occhi dunque: dicono tutto di voi!

Occhi riposati, sinonimo d’intelligenza

Il sonno, come sappiamo, è un alleato del benessere fisico e mentale. Una riduzione della quantità o della qualità di questo importante appuntamento quotidiano nuoce alla salute, diminuisce l’efficienza e la produttività diurna. Al contrario, un buon sonno ripristina le energie e, secondo uno studio pubblicato dal Journal of Experimental Psychology, fa sembrare più intelligenti.

La ricerca, condotta nel 2016 dalla prestigiosa University of St Andrews, il più antico ateneo di Scozia, ha messo in risalto come lo sguardo assonnato lasci un’impressione negativa – o perlomeno non positiva – sulle persone che incontriamo e che magari ci devono giudicare, per esempio nel corso di un esame o di un colloquio di lavoro.

Lo sguardo spento, infatti, è generalmente associato all’essere giù di morale, fattore che compromette le performance cognitive; per questo l’occhio stanco viene percepito come segno di minore intelligenza.

Non sarebbero dunque importanti le rughe o altri segni del tempo: se siamo poco brillanti, assonnati o un po’ giù, sembreremo anche un po’ più stupidi!

L’intelligenza si misura negli occhi

E più precisamente in base alla grandezza delle pupille! È quello che sostiene uno studio del Georgia Institute of Technology – uno dei più importanti centri per la ricerca tecnologica negli Stati Uniti – pubblicato di recente dalla rivista Cognitive Psychology, attenta agli studi più avanzati su tutto ciò che concerne la memoria, le teorie cognitive, i processi di apprendimento, il linguaggio e così via.

Oltre 500 persone sono state sottoposte a una serie di test, per misurare in particolare la loro memoria di lavoro, cioè quel sistema d’immagazzinamento temporaneo che mantiene una quantità limitata d’informazioni in un tempo altrettanto limitato, e la loro intelligenza fluida, vale a dire la capacità di pensare logicamente e risolvere i problemi in situazioni nuove.

È emerso che chi totalizzava punteggi più alti – e quindi rivelava capacità cognitive maggiori – presentava anche pupille di dimensioni marcatamente differenti rispetto a chi aveva performance peggiori. Ciò ha portato gli studiosi a concludere che tra la grandezza della pupilla e l’intelligenza esiste un nesso indiscutibile.



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