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Il significato dello sguardo nella comunicazione non verbale

Ipotesi e ricerche scientifiche sull’eye contact, la sua durata e il suo “significato”.

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Il significato dello sguardo nella comunicazione non verbale

Un contatto ravvicinato

Utilizziamo costantemente mezzi di comunicazione sofisticati, che ci permettono di stare sempre in contatto con chiunque vogliamo anche — o forse soprattutto — se ne siamo fisicamente lontanissimi.

Per questo forse parlare di un contatto ravvicinato come quello stabilito dallo sguardo può sembrare insolito; studiarne la natura, la durata, il significato addirittura Comunicazione chiamatainutile.

Eppure le ricerche in quest’ambito sono numerose e rivelano aspetti interessanti della nostra psiche di uomini moderni, aiutandoci anche a smascherare qualche bufala.

Emoticon e punteggiatura come surrogati dell’eye contact?

Quando mandiamo un whatsApp, sappiamo che il destinatario non ha un’idea esatta del nostro umore. Niente mimica, sfumatura della voce, gesti. Per questa ragione riempiamo il nostro testo di emoticon: cerchiamo di aiutare l’altro a comprendere quale sia il nostro stato d’animo in quel momento. Nulla di troppo originale, in realtà. La lontananza da sempre impone di essere creativi tant’è che, quando si usavano carta e penna, si aggiungevano puntini di sospensione, punti esclamativi, parentesi. Niente però può competere con il guardarsi negli occhi quanto a svelare atteggiamenti comportamentali.

I benefici dell’eye contact e la sua durata ideale

Qualche mese fa Anna Meldolesi sul Corriere della Sera riferiva di un recente studio franco-finlandese secondo il quale “guardarsi mentre ci si parla aumenta l’attenzione, aiuta a memorizzare i contenuti verbali, rende più consapevoli di sé, spinge le persone a collaborare”. Tutti effetti benefici, quindi. Ovviamente anche negarsi allo sguardo, comunicazione dialogonon riuscire a sostenerlo e via dicendo sono comportamenti densi di significato psicologico, ma, aldilà di ovvie considerazioni che riguardano per esempio i soggetti ansiosi, ciò che emerge è che non vi è nulla di codificabile. Anche in merito alla durata i dubbi restano: l’eye contact ideale sarebbe di 3,3 secondi, per non essere né sfuggenti né invadenti, ma perché per alcuni la soglia si abbassa e per altri no? E perché le donne sarebbero più disponibili a questo tipo di contatto?

Il parere della scienza

Quello che tutte le ricerche hanno appurato è che guardarsi negli occhi è un meccanismo ancestrale, come dimostra la precocità con cui i bambini guardano negli occhi la mamma, e come tale estremamente complesso. “Lo sguardo — sostiene Salvatore Maria Aglioti, neuroscienziato alla Sapienza, Università di Roma — è il risultato tra cosciente e sottocosciente”: in qualche caso possiamo controllarlo e modificarlo, ma dobbiamo essere consapevoli che esso esprime un codice troppo complesso perché lo si possa insegnare o apprendere con facilità.

Attenti alle bufale

In base a quanto abbiamo appena scritto, non vi è nulla di male nel partecipare a un evento come l’Eye Contact Experiment, tenutosi lo scorso ottobre in contemporanea in 160 città di 26 paesi nel mondo. L’obiettivo di ristabilire la connessione umana guardandosi negli occhi per un minuto non ha niente di equivoco. Alla fine Comunicazione smiledell’esperimento c’era chi provava imbarazzo, chi rideva, chi si abbracciava. È un modo per riscoprire la profondità dell’essere umano, un gesto che qualche anno fa si trasformò addirittura in opera d’arte quando l’artista Marina Abramovic al MoMA di New York fissò negli occhi centinaia di visitatori a turno nell’arco di tre mesi. Dobbiamo stare attenti però a chi promette di “insegnarci” l’eye contact, garantendo a chi impara a “utilizzarlo” nel modo giusto successi in amore e in carriera.

Guardarsi negli occhi equivale a un incontro, nel quale ci apriamo agli altri. Possiamo “barare” un po’, forse, ma il nostro subconscio è presente, per fortuna, e decide da sé, magari rivelando il nostro lato migliore.



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